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A cent'anni dalla nascita di Dario Fo
«Il fatto è che a me la vita piace, e tanto, mi diverto a vivere, sono curioso di tutto, vorrei andare a frugare in ogni angolo dell'esistenza, che con me è stata generosa, in modo quasi esagerato. La vita mi ha dato davvero tutto, al di là di qualsiasi aspettativa.
Prosa dispiaciuta sulla fine del sesso
In quella che sempre più chiaramente si configura come una recessione del desiderio, il presente appare come un sistema efficiente ma svuotato, perfettamente funzionante eppure privo di slancio vitale. Le giornate si susseguono secondo una logica quasi automatica, scandite da obiettivi, scadenze e prestazioni, dove il tempo perde la sua dimensione esperienziale per diventare pura organizzazione produttiva.
Rinascimento contemporaneo
La vicenda di Beatrice Cenci torna in scena al Piccolo Teatro in una nuova rilettura firmata dalla Piccola Compagnia della Magnolia, che affronta uno dei casi giudiziari più noti e controversi della Roma di fine Cinquecento. Nel settembre del 1599 Beatrice, giovane nobildonna appartenente a una delle famiglie più influenti della città, viene giustiziata per parricidio: accusata di aver ucciso il padre, colpevole di violenze e abusi reiterati, viene decapitata davanti a una folla immensa.
Il cratere lasciato da una fine: ciò che conta è come si danza dopo
Cosa succede quando un musical incontra la paleontologia e ci racconta una fine d’amore come fosse un’estinzione di massa? Succede Asteroide, lo spettacolo firmato e interpretato da Marco D’Agostin, che ha portato al Piccolo Teatro Studio Melato dal 3 all'8 giugno un oggetto scenico fuori da ogni categoria. Un 'musical sbagliato', come lo definisce lo stesso autore, un viaggio nel tempo e nella memoria, in cui il corpo diventa archivio, ferita e possibilità di rinascita.
Libera interpretazione di un dialogo tra sguardi
Cosa c’è nella tensione di un abbraccio in potenza, nell'equilibrio di uno sguardo possibile, in un oscillare al centro, nel forte desiderio di agire, tra il mancato agire e l’azione stessa del gesto, di ciò che poteva essere, potrebbe essere, è, e sarà?
Per un silenzio strano si osservano, a una decina di metri.
Liv Ferracchiati, tra voci, parole, immagini, sguardi, danza e video, si imbarca in un dialogo mosso tra l’apparente staticità di chi osserva, agito da pensieri – flussi intervallati dalla ragione – e la forte e continua azione di chi è osservato, nella sua ingenuità o, al contrario, consapevolezza che tende all’apparente indifferenza.