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Very Long Song Artist

Very Long Song Title

Tra pois e fumetti, Roy Lichtenstein al Mudec
Cento opere dell’artista americano in mostra fino a settembre
   02 Mag 2019   |     Redazione   |     Alessandra Stefanini   |     permalink   |      commenti
Knock knock, Crack!, Whaam!

No, non sono impazzita, questi sono titoli di alcune opere del celeberrimo e celebrato Roy Lichtenstein, in mostra al MUDEC fino all’8 settembre, a cura di Gianni Mercurio.

Quei suoni così onomatopeici siamo abituati a leggerli nei fumetti e, infatti, forse la serie più riconoscibile dell’arista americano è proprio quella dedicata ai comics, pilastro della cultura visiva USA: benché questa produzione si limiti a pochi anni, la scelta di Lichtenstein di focalizzarsi sull’aspetto formale del fumetto, ci aiuta molto a comprendere la sua poetica.

Siamo negli anni Sessanta del Novecento e New York è diventata la nuova capitale dell’arte, anche grazie al lavoro di galleristi come Leo Castelli e di collezionisti come Peggy Guggenheim; Lichtenstein però si allontana presto dall’Espressionismo Astratto che domina la scena americana, scegliendo di concentrarsi sugli aspetti più sensoriali dell’arte.

La percezione dell’immagine stessa a discapito del contenuto, riflette il boom economico che gli Stati Uniti stanno attraversando e i colori sgargianti delle insegne pubblicitarie e dei packaging dei prodotti nei supermercati, sono un godimento estetico per l’occhio dello spettatore.

“Il mio lavoro non riguarda la forma. Si tratta di vedere, sono entusiasta di vedere le cose e mi interessa il modo in cui pensi che le altre persone abbiano visto le cose” dice Roy Lichtenstein.

La pratica del printmaking, così come altre tecniche che permettono la riproduzione dell’immagine, lo affascinano particolarmente ma ne sovverte l’ordine: parte da un’idea originale -un suo disegno- per arrivare a una copia moltiplicata (da qui il titolo della mostra “Multiple Visions”).

I colori, piatti e bidimensionali, riflettono la scarsa profondità emotiva della società contemporanea e dei simboli che ritrae nelle sue opere; mentre il pointillisme richiama il reticolato dei comics e lo vediamo anche riprodotto come grandi pois sul pavimento delle sale espositive...ma Roy Lichtenstein non è solo questo.

La mostra, divisa in nuclei tematici (anche perché l’artista non lavorava mai a serie differenti nello stesso momento), vede opere che richiamano le decorazioni e i motivi dei nativi americani riletti in chiave pop; le prints degli interni di case e luoghi americani; ma anche paesaggi e gli studi sulle pennellate, le Brushstrokes, riprodotte come gesto isolato, congelato in dipinti e sculture; e le reinterpretazioni dei temi e dei maestri delle avanguardie novecentesche.

Una sezione speciale è quella delle dedicata alla sua rappresentazione della figura femminile, di cui fa parte anche “Reverie”, l’opera che fa da copertina alla mostra: l’artista fa diretto riferimento alle pubblicità degli anni ‘60, con casalinghe felici in habitat di benessere materiale, ma poi l’immaginario di trasforma così come la società e le donne diventano fumetti e cartoons, per poi sparire nella sua produzione con gli anni Settanta, in concomitanza con l’avvento dei movimenti femministi.

Cento opere, tra prints, sculture e arazzi vi aspettano al Mudec per tutta l’estate, per celebrare il ritorno (per la terza volta) di Roy Liechtenstein a Milano: una mostra pensata specificatamente per gli spazi del museo (come ha ricordato in conferenza stampa Federico Silvestri, AD di 24 Ore Cultura), capace di interessare un pubblico trasversale grazie alla varietà della produzione dell’artista americano.

Immagine di copertina: Roy Lichtenstein - Reflections on Crash (1990); Collection Lex Harding ©Estate of Roy Lichtenstein
24ore cultura, arte, mudec, roy lichtenstein