Può capitare di sentirsi borghesi ovvero Dogville a Selinunte arriva al Festival Immersioni 2026, al Teatro Grassi di Milano, dentro la quinta edizione della rassegna, quest'anno interamente dedicata al quartiere di San Siro.
Firma il testo Greta Cappelletti, la regia è di Michele Maccagno, in scena la compagnia Riff Raff, il collettivo di giovani attori fondato dallo stesso Maccagno come luogo di formazione e insieme di produzione teatrale a Milano.
La virtù può sopravvivere senza potere?
Il punto di partenza è Dogville, il film che Lars von Trier ha girato nel 2003 interamente dentro uno studio, con la cittadina immaginaria segnata a terra da linee di gesso al posto delle pareti delle case, azzerando ogni possibilità di privacy tra i suoi abitanti. Grace, in fuga dal padre gangster, trova rifugio in quella comunità e viene progressivamente logorata da richieste sempre più pesanti, fino alla violenza, in cambio del diritto di restare. Il film procede per un prologo e nove capitoli, con un rigore quasi da tragedia classica che assegna alla popolazione un ruolo simile a quello di un coro.
Maccagno conserva questa struttura a capitoli, ma sposta l'intera vicenda fuori dalla scenografia che nel film ricreava una cittadina mineraria sulle Montagne Rocciose, in Colorado, e la trapianta in un luogo milanese: piazzale Selinunte, il cuore popolare di San Siro, a pochi passi da zone della città molto più benestanti. Grace, in questa versione, non arriva più dalle Montagne Rocciose, ma da Cordusio, il centro economico di Milano.
La Grande Depressione americana degli anni Trenta e il piazzale di San Siro del 2026, pur restando due mondi lontanissimi nel tempo e nella forma, si affiancano ancora, in senso lato, per la stessa materia: povertà, miseria, un senso di disperazione che stringe allo stesso modo gli abitanti del villaggio immaginario e quelli reali del piazzale.
Lo spettacolo si presenta apertamente come un gruppo di attori che sta ancora provando Dogville; in questo scarto tra prova e rappresentazione, i personaggi della storia si incarnano lentamente negli attori, e la cornice metateatrale smette di essere un espediente per diventare la vera materia drammaturgica. Sul palco compaiono oggetti presi dal quartiere, mentre le proiezioni video alternano primi piani condivisi con la scena a immagini di Selinunte, collegando il dentro della finzione teatrale al fuori, l'arrivo e la partenza degli attori nell'affrontare e nell'aver affrontato la vicenda, lungo una linea sottile tra il dentro e il fuori dello spettacolo, che cuce insieme la finzione e il luogo reale che la ispira.
Il registro resta più leggero e diretto rispetto al peso quasi biblico del film, una scelta che si avverte soprattutto nella prima parte, dove la materia è semplificata e i tempi scenici non sono ancora del tutto calibrati.
Cosa significhi davvero accogliere?
È un termine sempre più presente nel vocabolario politico, morale ed etico italiano. Qui l'accogliere viene messo in discussione: diviene un'esperienza concreta, fatta di prossimità fisica reale, come quella che a Selinunte separa case popolari e palazzi signorili per la distanza di poche centinaia di metri.
La musica, il silenzio, il rumore delle foglie che un cieco della piazza percepisce con l'udito e con il tatto, forse con più lucidità di quanto molti vedenti della comunità sappiano fare usando gli occhi. È uno dei gesti più delicati dello spettacolo: affidare la percezione più onesta del luogo proprio a chi non può guardarlo, mentre gli altri, capaci di vedere, scelgono spesso di non farlo, o vedono e restano fermi.
Nel suono lo spettacolo trova un punto di apertura; la musica classica occupa la scena per minuti che sembrano dilatarsi, prima ancora che la parola prenda davvero possesso del palco. Il modo in cui lo stesso von Trier costruiva Dogville anche attraverso il suono, lasciava che la musica facesse da soglia, da ingresso quasi religioso nella comunità, prima ancora che Grace vi mettesse piede. Qui accade qualcosa di simile: prima di conoscere Selinunte, prima ancora di vedere un solo abitante del piazzale, lo spettatore viene accolto dalla musica. Ed è forse in quell'accoglienza iniziale, ancora innocente, ancora senza debiti da saldare, che si nasconde una domanda: perché quello che la musica dà in apertura, è esattamente ciò che il piazzale, la comunità, gli abitanti smetteranno via via di dare a Grace, capitolo dopo capitolo? La musica accoglie senza condizioni, respira, trova un ritmo all'interno di un mondo che va, e genera un ritmo affiancandosi a egli; le persone, si immergono in apnea, e aspettano.
La Locandina
Può capitare di sentirsi borghesi
ovvero Dogville a Selinunte
liberamente tratto dal film Dogville
regia Michele Maccagno
co-regia Martina Ponzinibio
drammaturgia Greta Cappelletti e Michele Maccagno
con Dennis Aiesi, Tiffany Alexander, Matteo Battagliese, Caterina Erba, Flavio Innocenti, Pietro Del Missier, Alessandro Levi, Asia Siena, Giulia Zangari training vocale Elena Arcuri, Francesca Della Monica
movimenti scenici Micaela Sapienza
scene e costumi Marco Rossi, Filippo Foglia, Matilde Folli, Tommaso Galeotti
riprese video Greta Bonato, Luca Conforti, Alessandro Levi
musiche originali Manuel Milesi
organizzazione Stefania Caporaso, Alice Guaglianone
produzione Riff Raff
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