Francesco Clemente è uno e molti allo stesso tempo. Artista italiano, pittore, viaggiatore tra culture e tempi diversi, "artistic nomad" è uno dei protagonisti dell’arte contemporanea italiana dagli anni Settanta a oggi. Legato alla Transavanguardia (la risposta postmoderna italiana al minimalismo e alle tendenze concettuali degli anni ’70) Clemente sembra fatto apposta per mandare in crisi le etichette.
Fino al 6 settembre Triennale Milano ospita "Francesco Clemente. In Between", grande retrospettiva dedicata all’artista e curata da Francesca Pietropaolo e Robert Storr. In mostra ci sono circa 70 opere che attraversano oltre cinque decenni di pratica artistica e raccontano i momenti più significativi della sua ricerca. È la prima grande esposizione milanese dedicata a Clemente e la più ampia retrospettiva italiana dopo 17 anni. Il punto della mostra non è solo vedere “un grande artista”. Il punto è entrare in un mondo dove l’identità non resta mai ferma.
Il titolo, "In Between" è il modo più preciso per descrivere il percorso dell’artista. Francesco Clemente mette insieme l’inconciliabile e lo fa funzionare: terra e cielo, passato e presente, spiritualità e mito, corpo e metamorfosi, luoghi lontanissimi che sulla tela diventano improvvisamente vicini. La sua arte anche usa mezzi e immagini che possono sembrare antichissimi — l’acquerello, l’affresco, la pittura ad olio e a tempura, simboli spirituali e immagini arcaiche — ma li fa riapparire nel presente e parlare del presente.
Durante la conferenza stampa, Robert Storr, curatore statunitense, già senior curatore al MoMA e rettore della Yale University School of Art, ha suggerito un’immagine perfetta per percepire questa condizione. In „My House“ (1982), la scena è divisa in due livelli: sotto, un interno borghese moderno con una scala a chiocciola; sopra, una sala di un tempio vicino a Bombay. Due mondi che, in teoria, non dovrebbero stare insieme. Clemente invece li mette sulla stessa superficie e ci invita a passare dall’uno all’altro. Continuità nella discontinuità.
È così funziona anche la mostra. Non come una biografia ordinata, ma come un viaggio per salti, ritorni e trasformazioni. Più che seguire una storia lineare, Francesco Clemente sembra scegliere la geografia tra Occidente, Oriente e Sud: Napoli, Roma,Milano, India, New York, Brasile.
Lui incontra l’India nel 1973. Questa esperienza attraversa profondamente la vita di Clemente e porta nella sua pittura un dialogo continuo tra tradizioni occidentali e orientali, tra immaginari spirituali, simbolici e corporei. New York, dove si trasferisce nel 1981, apre una stagione di incontri e collaborazioni con artisti e poeti come Andy Warhol, Jean-Michel Basquiat, Allen Ginsberg e Morton Feldman. Il Brasile aggiunge un’altra direzione: nei lavori legati ai soggiorni tra il 2006 e il 2009 compaiono riferimenti alla cultura afro-brasiliana e animista, insieme a una riflessione sull’ibridazione di culture diverse con il proprio linguaggio.
Anche gli autoritratti presenti lungo tutto il percorso, diventano un modo per smontare l’“io“ e vedere cosa resta. Così Clemente esplora e verifica la fragilità di un’identità come se il mondo potesse “dematerializzarsi”. Da qui nasce forse la forza dei suoi autoritratti come esercizi di dissoluzione dove la figura facilmente cambia forma e si intreccia con tempi ed immaginari sempre nuovi e diversi.
Tra i momenti più importanti c’è anche la riunione, per la prima volta dal 1982, di "My House", "My Parents" e "My Journey": casa, origine e viaggio nella stessa traiettoria.
Francesco Clemente è un artista sottilmente ironico. Ha una specie di „sorriso laterale“ che toglie rigità al mondo e moltiplica i punti di vista. Così Clemente riesce a essere spirituale e punk nello stesso momento: il sacro, nelle sue opere, resta profondo, ma non diventa mai posa. Come ha detto Francesco Clemente, alla fine "l'opera rimane solo l’opera": chi la crea deve semplicemente essere presente per l’esecuzione, ma sparire nelle intenzioni.
In occasione della mostra, si presenta lo spettacolo "Albainclemente", scritto e interpretato da Alba Clemente, attrice e compagna di vita dell’artista, con la partecipazione di Gabriele Gallinari e la regia di Guido Torlonia. L’evento si terrà l’11 giugno alle ore 19.30 nel teatro di Triennale Milano e prevede ingresso gratuito su registrazione.
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Francesco Clemente. In Between
Fino al 6 settembre, Triennale Milano presenta la prima grande retrospettiva milanese dedicata a Francesco Clemente, un artista che mette insieme mondi apparentemente incompatibili