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Very Long Song Artist

Very Long Song Title

ORACLE - di Łukasz Twarkowski
PRESENTE INDICATIVO | Milano Crocevia
   31 Mag 2026   |     Redazione   |     Margot Boccia   |     permalink   |      commenti
Un organismo ipnotico in continua metamorfosi
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Nella cornice del Festival PRESENTE INDICATIVO | Milano Crocevia del Piccolo Teatro di Milano - teatro d'Europa, al Teatro Strehler il regista polacco Łukasz Twarkowski propone Oracle, un ambizioso dramma multimediale incentrato sulla vita di Alan Turing. Concepito come seconda parte di una trilogia dedicata alle grandi rivoluzioni scientifiche del Novecento, lo spettacolo segue il successo di Rohtko (2024) e si colloca tra il racconto storico e un’utopia digitale. Il Piccolo Teatro presenta Oracle come "una narrazione complessa e monumentale che intreccia la biografia del geniale matematico e il contesto storico del secondo dopoguerra a un mondo digitale futuristico, quasi fuori dal tempo". Da un lato si rivivono le gesta di Turing, matematico e crittografo che grazie alla decifrazione del codice Enigma aiutò gli Alleati a vincere la Seconda guerra mondiale, e dall’altro si proietta lo spettatore verso scenari tecnologici avanzatissimi. L’impianto drammatico sfida lo spettatore a riflettere sulle potenzialità e sui rischi dell’intelligenza artificiale: da una parte il sogno turinghiano di una macchina in grado di imitare la mente umana, dall’altra l’incubo di sistemi così complessi da apparire magici o oppressivi.

Quali sono i confini tra la realtà e l'illusione? Quanto la tecnologia avanzata si discosta dalla magia?

Fin dalle prime battute, Oracle non è un biopic convenzionale: il testo di Anka Herbut intreccia tempi e dimensioni diverse. Ci troviamo sul finire degli anni ’30 e durante la guerra, tra i capannoni di Bletchley Park (dove si spezzano gli Enigma con i primi 'computer' umani) e una Londra invasata da spie; nel contempo, la scena sdoppia lo sguardo con sequenze oniriche ambientate in un futuro indefinito, proiettate su grandi schermi cinematografici. I personaggi, oltre allo stesso Turing, variano dal compagno di scuola Christopher Morcom (la cui morte prematura spinse Turing a indagare la relazione tra mente e corpo) a figure realmente esistite come la star Hedy Lamarr (inventrice di precursori del Wi-Fi), la medium Helen Duncan (imprigionata per presunti contatti con gli spiriti in guerra) e l’ingegnere di Google Blake Lemoine.

I protagonisti dialogano in modo fluido e continuo tra tempi passati, presenti e futuri, con persone mai incontrate in vita, dando luogo a sipari metacognitivi che confinano con la fantascienza. Per Twarkowski tutto parte dall’idea che siamo "tutti cyborg" e viviamo in un mondo iperreale costantemente mediato dalla tecnologia, tanto che le macchine stanno diventando più vicine a noi del contatto umano. Oracle assume la prospettiva di un’intelligenza artificiale che osserva la realtà attraverso sensori digitali; le scene sono registrate da telecamere a infrarossi e termiche (dello stesso tipo montato sui droni nei cieli dell’Ucraina).

La messa in scena di Oracle, firma inconfondibile del regista, è l'iper-tecnologia. Il set sembra un grande cubo di vetro illuminato da linee di luce al neon, circondato da maxi-schermi: le pareti diventano corridoi, stanze si smontano e ricompongono mentre entrano in scena nuovi ambienti. La fotografia (anche dei video girati in diretta sul palco) è curata come in un film di fantascienza distopica. L'occhio è catturato, guidato e sedotto dall’apparato scenico. Musica techno di Julek Ploski, suono dal vivo e coreografie rituali di Pawel Sakowicz amplificano la tensione. In diversi momenti l’esperienza diventa quasi sensoriale, con effetti audiovisivi tanto forti da creare una pressione fisica e psicologica per far dimenticare allo spettatore la realtà del teatro.
Twarkowski vuole un coinvolgimento totale, partendo dal fatto che il medium è il messaggio, utilizza ogni tecnica, dalla ripresa in diretta al montaggio multimediale, per far dimenticare allo spettatore che è in teatro.


Sul piano narrativo, ORACLE si struttura in vari tableau quasi indipendenti. La prima metà è ambientata tra gli anni ’40 e ’50: vediamo Turing (nterpretato da Mārtiņš Meiers) nel bunker di Bletchley Park circondato dagli altri decifratori, dal caratteristico computer umano costruito con prigionieri di guerra, e da un peluche-cinepresa che osserva l’azione. In questa parte emergono i classici temi turinghiani: il ricordo dell’amico Christopher, la nascita delle teorie sull’IA e sul test di Turing, la vergogna e la persecuzione.
Twarkowski evita il biografismo lineare, ponendo l’attenzione sulle idee in gioco più che sul messaggio storico. All'insegna di un caos esterno mosso dai dilemmi di Enigma, dalla tragedia dei perseguitati LGBT, dai fantasmi di guerra - bombardamenti, militari, vittime - resta temi sospesi mentre i protagonisti si aggrappano alla scienza per consolarsi.

Nella seconda parte, siamo ormai in una realtà digitale dove scene del passato si ripetono su schermi olografici. Tutto diventa ripetuto attraverso una lente digitale, con telecamere a infrarossi che creano un disorientante cambio di prospettiva. L'informatica si mescola allo spiritualismo, lasciando intendere che realtà e magia condividono una radice di mistero.

Oracle esplora ciò che Turing chiamava inconoscibile: come negli esperimenti sulla fisica quantistica, il risultato finale sfugge al determinismo.


Tra spettacolarità visiva e riflessione filosofica, Twarkowski invita a riflettere su come l’intelligenza artificiale che lui stesso ha contribuito a immaginare sia ormai al centro del nostro presente.
Chi siamo noi nel rapporto con le macchine? Qual è il prezzo della conoscenza? Pur nel suo ritmo spesso estenuante e nella struttura sovraccarica, Oracle è un affresco visionario e perturbante, forse non semplice, ma capace di lasciare il pubblico con il fiato sospeso.

Oracle diviene così una macchina ipnotica in cui l'iperstimolazione porta lo spettatore ad elaborare quasi inconsciamente la storia attraverso l'esperienza diretta di quel che la storia ha creato dal momento zero della prima macchina al cambiamento totale del nostro guardo, del nostro ascolto e del nostro modo di stare di fronte a una tecnologia che all'apparenza osserviamo e sfruttiamo assiduamente, mentre la tecnologia ci sfugge di mano, sfruttando la nostra attenzione allo stesso tempo.



La Locandina
ORACLE
PRIMA ITALIANA

testo e drammaturgia Anka Herbut
regia Łukasz Twarkowski
con Madara Viļčuka, Mārtiņš Meiers, Juris Bartkevičs, Artūrs Skrastiņš, Vita Vārpiņa, Kaspars Dumburs, Ilze Ķuzule-Skrastiņa, Nelė Savičenko, Katarzyna Osipuk, Klāvs Kristaps Košins, Rytis Saladžius, Xiaochen Wang
scene e progetto luci Fabien Lédé
costumi Svenja Gassen
coreografie e collaborazione artistica Pawel Sakowicz
musiche Julek Ploski, video e digital media designer Jakub Lech
produzione Dailes Theater, New Error
in coproduzione con Ruhrtriennale, Comédie de Genève, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, De Singel Antwerp, Adam Mickiewicz Institute
con il supporto del Ministero della Cultura e del Patrimonio Nazionale della Repubblica di Polonia
partner per l’innovazione LMT (Latvijas Mobilais telefons)
con il supporto di Istituto Polacco Roma



[A cura di Margot Océane]</div>
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