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Very Long Song Artist

Very Long Song Title

Three verses of solitude
Maya Zbib, Lee Serle, Ben Frost & Zoukak Collective
   20 Apr 2026   |     Redazione   |     Margot Boccia   |     permalink   |      commenti
La Triennale di Milano ospita Three Verses of Solitude, con Maya Zbib, Lee Serle, Ben Frost e il collettivo Zoukak, una creazione che si ispira alla quiete contemplativa della Rothko Chapel di Houston, concepita da Mark Rothko.

Una domanda attraversa e prolunga l’esperienza scenica: sulla scia della perdita, come si può rimanere soli, insieme?

La performance si configura come un dispositivo immersivo che orienta lo sguardo verso i piccoli gesti di cura, di attenzione, di resistenza, di vita. In questo spazio rarefatto, la solitudine non è soltanto condizione di isolamento, ma anche possibilità di coesistenza, tensione silenziosa tra distanza e prossimità.

In scena, suono, luci e corpi degli attori evocano una traiettoria che oscilla tra due polarità: la solitudine come raccoglimento del sé e la solitudine come isolamento, anche in mezzo agli altri. Ogni interprete, attraverso un proprio movimento, un proprio corpo, un proprio gesto, la parola, il suono, si relaziona allo spazio e alla presenza altrui senza un contatto diretto, esplicito, costruendo una visione complessiva fatta di accostamenti e risonanze.

La solitudine diventa così luogo e possibilità di immaginazione e trasformazione: nella quiete emergono parole nuove, ipotizzate, attese, pronunciate, da cui può affiorare qualcosa di inatteso. Le solitudini si trasformano gradualmente, si piegano, si contorcono, si espandono, attraversando stati emotivi differenti: dal bisogno di stare con sé alla paura dell’abbandono, fino all’intimità silenziosa della prima maternità.

Zoukak è un collettivo teatrale fondato a Beirut nel 2006 dal regista e performer Maya Zbib insieme a Lamia Abi Azar, Junaid Sarieddeen, Omar Abi Azar e Mohamad Hamdan. Il gruppo si distingue per un lavoro che intreccia pratica artistica e impegno sociale, con un’attenzione costante ai temi del potere, della memoria e dell’emarginazione.

Le loro performance sono state presentate in contesti internazionali quali la New York Public Library, il Royal Court Theatre di Londra, il Festival International des Arts de Bordeaux, il Festival Santiago a Mil, La MaMa Theatre di New York e lo Spoleto Festival USA, tra gli altri. Nel corso degli anni, Zoukak ha ricevuto importanti riconoscimenti, tra cui la borsa di studio Ibsen (2012), il premio della Fondazione Anna Lindh (2014), la borsa Praemium Imperiale (2017), il premio della Fondazione Chirac (2017) e l’International Ellen Stewart Award (2018).

Parallelamente, il collettivo promuove lo sviluppo artistico locale attraverso programmi di formazione, residenze e il festival Zoukak Sidewalks, nato nel 2016 a Beirut e capace di ospitare artisti internazionali come Milo Rau, Stanislas Nordey, Chris Thorpe e Thomas Ostermeier. Il festival è sospeso dal 2024 a causa del conflitto in corso in Libano.



INFO
Spettacolo in arabo con sovratitoli in italiano e inglese
Lo spettacolo è accessibile a persone sorde e ipoudenti attraverso il sistema MobileConnect di Sennheiser. È necessario uno smartphone e si consigliano cuffie con cavo per una qualità audio migliore.

Crediti
Regia: Maya Zbib
Coreografia: Lee Serle
Composizione musicale: Ben Frost Testo: Maya Zbib e Omar Abi Azar
Ideazione collettiva: Zoukak Collective, Lee Serle e Ben Frost
Interpreti: Lamia Abi Azar, Junaid Sarieddeen, Lee Serle e Maya Zbib
Progettazione luci: James F. Ingalls
Scenografia e costumi: Caspar Pichner
Realizzazione maschere: Dima Al Attar
Assistente alla regia / stage manager: Yara Sadek
Direttore tecnico: Antonella Rizk
Production manager: Mohamad Hamdan
Coordinatrice di produzione: Jana Bou Matar
Assistente di produzione: Serjoun Sarieddine
Poster: Maya Chami Produzione: Zoukak Theatre
Con il supporto di: The Rolex Perpetual Arts Initiative
Con ulteriore supporto di: Ambasciata Svizzera in Libano
Sviluppato parzialmente presso: BAM (Brooklyn Academy of Music, NYC), Mabou Mines (NYC), e Noorderzon Festival (Groningen)


[A cura di Margot Océane]
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