«Il fatto è che a me la vita piace, e tanto, mi diverto a vivere, sono curioso di tutto, vorrei andare a frugare in ogni angolo dell'esistenza, che con me è stata generosa, in modo quasi esagerato. La vita mi ha dato davvero tutto, al di là di qualsiasi aspettativa. Sono stato amato, ho amato, da circa mezzo secolo ho al mio fianco una donna straordinaria e un figlio, Jacopo, di cui vado fiero.»
A partire da queste parole, la serata Per Dario Fo prende forma come un attraversamento della vita e dell’opera di Dario Fo, restituendone il profilo di artista totale: giullare, pittore, narratore instancabile.
Sul palco del Teatro Studio Melato, la voce di Sandro Lombardi dà corpo ai testi, attraversando registri e lingue, comprese quelle visionarie che hanno reso celebre il teatro di Fo. Le sue letture si configurano come veri atti di ricreazione scenica: il grammelot, le inflessioni popolari, il ritmo orale rivelano la forza di una parola che nasce per essere detta, più che scritta. In questa dinamica, il testo non è mai definitivo: le reazioni, le risate, perfino le polemiche del pubblico vengono assorbite e rielaborate all’istante, dando vita a una drammaturgia mobile, simile a una partitura jazz, fondata su un’improvvisazione lucida e controllata.
Il confronto tra Giuseppina Manin e Giovanni Agosti amplia lo sguardo, mettendo in evidenza la complessità di questo processo. Manin sottolinea la capacità di Fo di intrecciare cronaca e invenzione; gli eventi della realtà, come il caso Pinelli o l’uccisione del commissario Luigi Calabresi, entrano immediatamente nei copioni, modificandoli in tempo reale, facendo del teatro un luogo di testimonianza diretta, quasi simultanea alla storia.
Agosti, invece, mette in luce la natura stratificata della cultura di Fo: un sistema in cui convivono tradizione popolare, fonti colte, testi medievali, Vangeli apocrifi e suggestioni figurative. Opere come Mistero Buffo emergono allora come costruzioni composite, fisarmoniche capaci di espandersi e contrarsi a seconda del contesto, senza mai fissarsi in una forma definitiva. È un medioevo reinventato, fuori dal tempo, che diventa specchio del presente.
Dentro questo orizzonte si inserisce anche la riflessione sul sacro. Il Cristo evocato nei testi di Fo è un uomo tra gli uomini, simbolo di libertà e rottura, capace di sovvertire gerarchie, restituire dignità agli ultimi e aprire spazi di uguaglianza. Questa dimensione convive con l’ironia e con la forza dissacrante del racconto, come accade nei brani più visionari, dove la morte stessa può essere sfidata e persino sedotta dal gesto del matto.
La serata si configura così come uno scambio continuo tra scena e vita, tra attori, autori e pubblico. Le informazioni raccolte fuori dal teatro, nei processi, nelle strade, nelle esperienze dirette, sono materia scenica immediata, mantenendo il teatro ancorato al presente.
A sostenere questo intreccio, le musiche dal vivo di Luigi Attademo accompagnano le letture, creando un contrappunto sonoro.
Che cosa farebbe oggi Dario Fo davanti al nostro presente?
Locandina:
Per Dario Fo
letture di Sandro Lombardi
musiche dal vivo Luigi Attademo
in dialogo con Giuseppina Manin e Giovanni Agosti
a cura di Davide Gasparro
produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa
Durata: 1 ora e 15 minuti senza intervallo
[A cura di Margot Océane]
Per Dario Fo
A cent'anni dalla nascita di Dario Fo