"È pulita la tragedia, è riposante… nella tragedia siamo tutti innocenti, insomma. Non perché c’è uno che ammazza e uno che è ammazzato, è una questione di distribuzione".
Antigone di Jean Anouilh, attraverso la rilettura scenica di Roberto Latini, arriva al Piccolo Teatro di Milano dal 17 al 22 marzo 2026.
C’è qualcosa in Antigone che attraversa il tempo e resta: riemerge, si trasforma, si riaccende ogni volta che il conflitto tra legge e coscienza torna a farsi urgenza.
In Sofocle questo conflitto prende forma nella sua essenza più limpida. Antigone compie un gesto assoluto: dà sepoltura al fratello, risponde a una legge che precede la città, che vive oltre ogni decreto umano. Creonte esercita il potere, custodisce l’ordine, difende la stabilità della polis. Due verità si fronteggiano, e il nodo si esprime attraverso due necessità che si impongono. La tragedia si accende proprio lì, nello spazio in cui nessuna delle due cede.
Quale legge fonda davvero la giustizia?
Quale scelta regge il peso del mondo?
La legge non scritta, divina, eterna o la legge della città, politica, necessaria, conveniente?
Con Jean Anouilh Antigone entra nella storia. La Francia occupata del 1943 imprime al testo una tensione nuova, concreta, urgente: Antigone diventa gesto di resistenza, e la sua ambiguità attraversa la censura. Creonte assume il volto della responsabilità politica, della misura, del compromesso necessario di fronte a un’Antigone che nega e resiste.
Quanto pesa la scelta di continuare a vivere dentro l’ordine delle cose?
In questa prossimità si apre una frattura ancora più sottile. Da un lato Antigone incarna una radicalità che consuma, dall’altro Creonte custodisce una logica che tiene insieme: dove si colloca la verità tra queste due forze che si incontrano e si riflettono?
La messinscena di Roberto Latini porta questo conflitto dentro una dimensione ulteriore. Il testo di Anouilh diventa materia sonora: Antigone è voce che attraversa la scena, che si moltiplica. Antigone e Creonte si rispecchiano, l’una contiene l’altro, l’altro restituisce l’una, e così la coscienza sembra frantumarsi, tra corpo e voce, dove la dualità e la molteplicità convergono in un unico movimento.
Al centro resta il corpo insepolto. Polinice come presenza sospesa, come materia irrisolta.
Quale parte della nostra esistenza attende ancora un atto?
"Quel corpo insepolto siamo noi mentre siamo vivi".
Antigone, oggi, attraversa un tempo in cui le coordinate si muovono, si sovrappongono, si incrinano. La legge si espone, la coscienza si interroga, la scelta si fa instabile. Ogni decisione porta con sé una perdita: dove si colloca la responsabilità delle scelte prese?
Dove si colloca la responsabilità delle scelte non prese?
Quale spazio resta per una fedeltà assoluta?
Nel passaggio da Sofocle ad Anouilh fino a Latini, Antigone si trasforma e resta. Da figura mitica a gesto storico, da personaggio a voce interiore, il conflitto si avvicina. Antigone e Creonte convivono, si intrecciano, si rispecchiano.
La Locandina
Antigone
di Jean Anouilh
traduzione Andrea Rodighiero
con Silvia Battaglio, Ilaria Drago, Manuela Kustermann, Roberto Latini, Francesca Mazza
scene Gregorio Zurla
costumi Gianluca Sbicca
musica e suono Gianluca Misiti
luci e direzione tecnica Max Mugnai
in collaborazione con Bàste Sartoria
regia Roberto Latini
produzione La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello, Teatro di Roma – Teatro Nazionale
Biglietteria
[A cura di Margot Océane]
Antigone
Quale legge fonda davvero la giustizia?