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Resto qui
La memoria sommersa di chi subisce la Storia
   05 Mar 2026   |     Redazione   |     Margot Boccia   |     permalink   |      commenti
Resto qui al Teatro Studio Melato: la memoria sommersa di Curon

Dal 3 al 15 marzo 2026, al Teatro Studio Melato, l’adattamento teatrale di Resto qui porta in scena una storia che appartiene al passato ma continua a interrogare il presente. Dal romanzo di Marco Balzano nasce uno spettacolo essenziale e intenso, diretto da Francesco Niccolini e interpretato da Arianna Scommegna e Mattia Fabris, che restituisce voce alla comunità di Curon, il paese altoatesino sommerso nel 1950 dalla costruzione della diga del lago di Resia.

Il racconto prende forma attraverso due figure: Trina ed Erich, moglie e marito, testimoni di un’intera comunità cancellata in nome del progresso. Il loro dialogo, tra ricordi, confessioni e frammenti di vita, ricostruisce decenni di storia europea: il passaggio dell’Alto Adige all’Italia dopo la Prima guerra mondiale, l’italianizzazione forzata del fascismo e la lacerazione delle 'opzioni' del 1939, che costrinsero molti sudtirolesi a scegliere tra restare italiani o trasferirsi in Germania, fino all’evento che segna definitivamente il destino del paese: la costruzione della diga che sommerse case, campi e memoria collettiva.

La drammaturgia si fonda su un delicato equilibrio tra fedeltà e tradimento del romanzo. Come ha raccontato lo stesso Niccolini durante l’incontro con il pubblico dopo lo spettacolo, il lavoro di adattamento ha imposto scelte radicali: un romanzo di centinaia di pagine deve trovare una nuova forma in poco più di un’ora di scena. Questo significa conservare alcuni nuclei narrativi e rinunciare ad altri, anche importanti. Tra le parti sacrificate, ad esempio, c’è l’episodio della fuga in montagna presente nel libro, eliminato per dare maggiore compattezza e forza al racconto teatrale.

Il cuore della messinscena si rivela nella ricerca di una nuova lingua scenica: l’oralità teatrale segue regole diverse dalla parola scritta, e ciò che funziona sulla pagina non sempre mantiene la stessa forza sulla scena. Per questo lo spettacolo costruisce una struttura in cui narrazione e dialogo si intrecciano, e i due attori attraversano continuamente personaggi e punti di vista diversi. In scena, Trina ed Erich diventano più di due figure isolate: i loro corpi si moltiplicano simbolicamente, le voci si frammentano e incrementano, e insieme compongono il coro di un’intera comunità. Ogni gesto, ogni parola, porta con sé le scelte di chi ha vissuto quegli eventi, le direzioni intraprese, i percorsi possibili che la Storia ha imposto. In questo gioco di prospettive, il tempo si fa tutt'uno: passato e presente si intrecciano, ricordi e memorie si sovrappongono, e la scena diventa uno spazio in cui il moltiplicarsi dei corpi e delle voci rende tangibile l’eco di un’intera collettività.

La scena suggerisce un luogo di sospensione tra realtà e memoria. L’idea che sostiene l’allestimento nasce da un’immagine concreta: ogni due anni il bacino artificiale viene svuotato per manutenzione, lasciando riemergere per qualche tempo i resti del paese sommerso. Niccolini immagina allora che Trina, ormai anziana, torni proprio in quella notte sul fondo del lago prosciugato. Circondata da fotografie, quaderni e oggetti del passato, la donna viene letteralmente “invasa” dai fantasmi della memoria. In questa dimensione sospesa, il tempo non è più lineare, i ricordi affiorano in frammenti, si sovrappongono, si confondono.

Anche Erich, interpretato da Mattia Fabris, appare come ambiguo: non entra né esce realmente dalla scena, ma emerge e scompare come una figura evocata dalla mente di Trina. È un fantasma, una proiezione della memoria, parte del caos emotivo che attraversa la protagonista.

Il lavoro di Arianna Scommegna e Mattia Fabris restituisce tutta la dimensione umana della vicenda: persone comuni travolte da eventi più grandi di loro.

La storia di Curon non è raccontata dal punto di vista dei vincitori, ma da quello di chi subisce la Storia. Contadini, famiglie, persone semplici che resistono finché possono, ma che alla fine vengono schiacciate da decisioni prese altrove. Come ha osservato Scommegna durante l’incontro con il pubblico, si tratta di dare voce a coloro che solitamente restano ai margini dei racconti ufficiali: quelli che la storia 'pialla', lasciando dietro di sé solo silenzio.

Il romanzo di Balzano nasce dall’incontro con le testimonianze degli ultimi abitanti di Curon; racconta che l’ispirazione decisiva arrivò da una fotografia: una donna anziana affacciata alla finestra della sua casa mentre il paese viene lentamente sommerso dall’acqua. Da quell’immagine nacque il personaggio di Trina, l'ostinazione in persona che continua a restare anche quando tutto sembra perduto.

Lo spettacolo conserva questa stessa tensione morale, con al centro la resistenza più che la vittoria, irrilevante ormai agli occhi di chi resta. Curon viene cancellata, ma la dignità di chi ha provato a difendere la propria terra rimane intatta. Ed è proprio questa dignità che continua a emergere, come il campanile che ancora oggi spunta dalle acque del lago di Resia.

Guardando Resto qui oggi, è difficile non cogliere anche una dimensione contemporanea. La vicenda specifica di un piccolo paese di confine, tanto specifica e identitaria, si trasforma in una storia universale: quella delle comunità travolte da decisioni economiche e politiche più grandi di loro.

Così, alla fine dello spettacolo, ciò che resta non è soltanto il ricordo di una tragedia storica, ma la sensazione che quelle voci, sommerse per decenni, continuino ancora a parlare.



La Locandina
Resto qui
di Marco Balzano
adattamento teatrale e regia Francesco Niccolini
con Arianna Scommegna e Mattia Fabris
scene Antonio Panzuto
costumi Emanuela Dall'Aglio
luci Alessandro Verazzi
musiche originali Dimitri Grechi Espinoza
produzione Teatro Stabile di Bolzano
in coproduzione con Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Teatro Cristallo
in collaborazione con PASSO NORD, centro regionale residenze artistiche Trentino – Alto Adige/Südtirol
sostenuto dal MiC – Direzione Generale Spettacolo, Provincia autonoma di Trento e Provincia autonoma di Bolzano
si ringrazia il Comune di Curon e tutto lo staff per la preziosissima collaborazione

Le recite del 7, 8, 14 e 15 marzo sono sovratitolate in inglese e in italiano a cura di Prescott Studio
Le repliche del 7 e 8 marzo sono parte del progetto Piccolo Aperto realizzato con il contributo di Fondazione di Comunità Milano.



[A cura di Margot Océane]
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