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Very Long Song Artist

Very Long Song Title

MUMMENSCHANZ
Les musiciens du silence
   27 Feb 2026   |     Redazione   |     Margot Boccia   |     permalink   |      commenti
L’arte silenziosa e poetica dei MUMMENSCHANZ approda al Teatro Menotti con lo spettacolo celebrativo “50 Years”.

Fondata nel 1972 a Parigi da Bernie Schürch, Andres Bossard[/i] e Floriana Frassetto, la compagnia svizzera ha attraversato più di mezzo secolo di teatro visivo restando fedele a un principio semplice e radicale: parlare senza parole. Oggi è Floriana Frassetto, unica presenza del trio originario, a guidare un gruppo di interpreti provenienti dal teatro fisico, dalla danza, dal circo e dalla musica, tenendo viva una ricerca che si rinnova a ogni tournée.

Il nome stesso evoca una [i]mascherata
, ma qui la maschera non è travestimento, non è nascondere, bensì rivela, copre il volto per scoprire altro. In scena prende forma un ballo muto dove oggetti e materiali diventano presenze: argilla che si modella e si deforma, carta che si accartoccia fino a farsi espressione, corpi gonfiabili che sembrano respirare, figure che emergono dal buio e vi ritornano. Lle storie affiorano con chiarezza nonostante l'assenza di una trama dichiarata esplicitamente.

La loro poetica dialoga con un meccanismo profondo della mente umana. Nel 1944 gli psicologi Fritz Heider e Marianne Simmel mostrarono come semplici forme geometriche in movimento venissero spontaneamente interpretate come personaggi dotati di intenzioni e sentimenti. Il puro movimento viene percepito con intenzioni, dove semplici traiettorie di oggetti si colorano di relazioni ai nostri occhi.

È su questa soglia percettiva che lavora Mummenschanz. Basta un ritmo spezzato, un’inclinazione improvvisa, un avvicinamento esitante, e un frammento di gommapiuma diventa 'qualcuno'. Il nostro cervello, predisposto a riconoscere agenti e motivazioni nell’ambiente, completa ciò che manca. Attribuiamo emozioni, costruiamo dialoghi silenziosi, inventiamo conflitti o tenerezze.

Si potrebbe parlare di antropomorfismo, ma anche di quella capacità più sottile che la psicologia definisce “La teoria della mente”: la tendenza e capacità di attribuire stati interiori agli altri. Di fronte a una forma che sembra guardare o attendere, attiviamo gli stessi processi con cui leggiamo un volto umano. In un certo senso, partecipiamo al movimento che osserviamo.

Il risultato è un teatro che suggerisce, dove ogetti senza lineamenti diventano fragili, ironici, capricciosi, innamorati; un duetto astratto può trasformarsi in corteggiamento o in sfida.

In un’epoca dominata dal rumore e dall’eccesso di parole, la scelta del silenzio appare radicale, lo spazio scenico, ridotto all’essenziale, amplifica il gesto e la luce nel buio. Il pubblico, immerso anch'esso nel buio, diventa parte attiva, riempie i vuoti, proietta vissuti, costruisce racconti personali.

Al Menotti la platea si popola di adulti e bambini, e il confine tra scena e sala si assottiglia. I più piccoli reagiscono senza filtri: ridono, commentano, si sorprendono, rispondono, e così il silenzio rituale del teatro qui si trasforma in ascolto condiviso, in partecipazione viva, in un momento necessario al rumore esterno e al silenzio interno.

E forse è proprio questo il cuore della loro arte: ricordarci che il teatro nasce prima della parola, nello stupore primario di fronte a un corpo che si muove nello spazio. Lì dove la materia si fa emozione e il movimento diventa racconto.



Locandina:
Artistic director: Floriana Frassetto
Artists:
Floriana Frassetto
Tess Burla
Sarah Lerch
Kevin Blaser
Simon Huggler
Lights Eric Sauge

Durata spettacolo: 90 minuti



[A cura di Margot Océane]
50years, milanoteatro, mummenschanz, teatromenotti