Dal 27 gennaio all'1 febbraio torna al Teatro Menotti di Milano Danio Manfredini, tra i più grandi artisti della scena italiana contemporanea, con due spettacoli: Tre studi per una crocifissione e Cari Spettatori, in prima milanese.
Il 27 e il 28 gennaio va in scena Tre studi per una crocifissione, di e con Danio Manfredini, debutta nel 1992. L'opera si ispira a un quadro di Francis Bacon del 1962, oggi esposta al Museo Guggenheim di New York. Il lavoro teatrale nasce negli spazi occupati di Milano, immerso in un clima urgente, e affronta la tragica condizione degli esseri umani emarginati dalla società. Tre figure emergono sulla scena: un paziente psichiatrico che dialoga con le assenze della sua memoria, un transessuale segnato dal rifiuto e dall’abbandono, e uno straniero che vaga in una metropoli europea in cerca di ascolto.
Negli anni Manfredini ha ricevuto numerosi riconoscimenti, premi e attestazioni. Eppure resta un artista che lavora ai margini, per scelta e per necessità. Il suo teatro continua a muoversi attorno alle stesse questioni: la solitudine, il disadattamento, l’esclusione, il rapporto tra fragilità individuale e struttura sociale. Tornare oggi a Tre studi significa incontrare nuovamente quelle figure, consapevoli che il contesto è cambiato, che il linguaggio si è evoluto e che anche il corpo dell’attore è diverso.
Dal 30 gennaio all'1 febbraio invece va in scena Cari spettatori. Con regia, scene, costumi, testo e banda sonora di Danio Manfredini, il cast comprende Vincenzo Del Prete e Giuseppe Semeraro.
Il percorso che porta a Cari spettatori affonda le radici ancora più indietro.Tra il 1986 e il 1998 Manfredini lavora come insegnante di pittura in una comunità psichiatrica. In quegli anni raccoglie materiali, ascolta storie e annota parole. Un paziente inizia a dettargli un testo teatrale, che Manfredini trascrive. Poi tutto si interrompe: quell’uomo decide che il testo non deve essere messo in scena, e il materiale resta fermo per venticinque anni.
Cari spettatori nasce da lì. La scena di svolge in un appartamento della Caritas. Vivono insieme, senza una vera prospettiva di cambiamento, tra piccoli rituali, discorsi che tornano, gesti ripetuti. Sono due ex pazienti psichiatrici, usciti dalla comunità ma ancora sospesi in una condizione che non coincide con l’autonomia. La scena li segue da vicino, lasciando che il tempo faccia il suo lavoro.
Manfredini costruisce lo spettacolo come uno spazio di ascolto. Regia, scene, costumi e suono lavorano su linee essenziali. Gli oggetti sono pochi e funzionali, l’ambiente è riconoscibile e abitabile: ciò che accade è radicato in una situazione concreta, quotidiana, fatta di convivenza, attriti, ironia e stanchezza. La relazione tra i due personaggi si costruisce per accumulo, attraverso dialoghi che oscillano tra il presente e il ricordo.
Gino immagina un grande progetto teatrale, convinto che l’arte possa ancora essere una via d’uscita, un riscatto possibile. Arturo, al contrario, desidera una vita semplice: una casa, una relazione, una normalità accessibile. Le loro differenze mostrano due modi diversi di stare nella stessa condizione.
Guardando Cari spettatori, si percepisce con chiarezza una continuità con il percorso precedente di Manfredini. Tornando a ritroso, emerge Tre studi per una crocifissione, dove viene a galla l’attenzione alle vite che faticano a trovare spazio e parola.
Locandina:
Regia, scene, costumi, testo e banda sonora: Danio Manfredini
Luci: Loïc François Hamelin
Con: Vincenzo Del Prete e Giuseppe Semeraro
Aiuto Regia: Vincenzo Del Prete
Si ringrazia: Casateatro Matera, Stefania Grimaldi e Lorenzo Solaini
Produzione: Teatro di Sardegna
Durata spettacolo: 80 minuti
[A cura di Margot Océane]
Cari spettatori
di Danio Manfredini