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SLAVA’S SNOWSHOW
Slava
   30 Gen 2026   |     Redazione   |     Margot Boccia   |     permalink   |      commenti
Forse la neve arriva quando il tempo rallenta. Quando qualcosa smette di spingere in avanti e inizia a cadere, piano. La neve copre, attenua, cambia il peso delle cose, continuamente. Rende il mondo meno definito, più fragile, più attraversabile, più evocativo.

La neve non appartiene alla memoria infantile di ognuno di noi, eppure, anche quando è assente, riesce a suscitare un’emozione forte, quasi immediata. Basta il primo fiocco visto dalla finestra perché un bambino urli di gioia, sgambetti, salti senza misura. Per chi invece ci è cresciuto, la neve può scivolare via come qualcosa di già visto, di conosciuto. Eppure la sua mancanza, se improvvisa, lascerebbe un vuoto difficile da colmare.

Dal 28 gennaio al 22 febbraio 2026 SLAVA’S SNOWSHOW torna al Teatro Strehler del Piccolo Teatro di Milano. La sala si riempie di persone di tutte le età, di attese, di un bianco che non è solo scenico. Tra l’inverno del fuori e quello del dentro, sembra esserci uno spazio diverso, sospeso, difficile da definire.

SLAVA’S SNOWSHOW nasce nel 1993 dalla visione di Slava Polunin. Da allora continua a riapparire nei teatri del mondo come un gesto che permane. È una sequenza di immagini, numeri, apparizioni: una composizione fatta di ritmo, di pause, di cadute, in cui il racconto sembra procedere per risonanza, più che per narrazione.

In scena c’è Asisyai, il clown vestito di giallo. Il suo corpo appare sempre un po’ in ritardo, un po’ fuori asse, buffo insomma. Cammina, cade, si ferma, guarda le cose come se non fosse sicuro di come funzionano, e così il nostro sguardo cambia su di esse. Gli oggetti cambiano senso, si spostano, diventano altro: un letto diviene una nave in naufragio, una valigia sembra avere una vita propria, piena dell’indispensabile per un bambino, che potrebbe essere tanto un pezzo di carta vuoto quanto una conchiglia, quanto un palloncino.

Vediamo corpi in scena che tentano, che sbagliano, che insistono senza sapere fino a dove. Il riso nasce da qui, da una goffaggine che forse riconosciamo, nella quale riusciamo a immedesimarci. Accanto al riso affiora una malinconia lieve, una solitudine resta in filigrana fin dall’inizio, come un sottofondo costante.

La distanza dal pubblico si riduce progressivamente: il pubblico è chiamato sin dall’inizio a essere parte della scena, fino a diventare spett-attore. Gli spettatori si ritrovano coinvolti, attraversati, parte di ciò che sta accadendo e il teatro diviene così un luogo in cui stare insieme, senza sapere bene come, né perché.

SLAVA’S SNOWSHOW sembra lavorare su una memoria profonda, quella di uno sguardo bambino, ancora aperto, ancora permeabile. Un modo di percepire che precede le parole. Il gesto prende il posto del discorso. Il suono, l’immagine, il tempo dilatato costruiscono un linguaggio che prova ad arrivare a tutti, senza chiedere di essere spiegato, senza chiedere di essere detto esplicitamente.

Per un tempo limitato, che però si sente reale, sembra crearsi uno spazio protetto, forse quello che il teatro tenta di recuperare: un luogo in cui ridere senza difese, commuoversi senza sapere bene perché, restare insieme senza sostenere un ruolo, abbracciare senza timore, gioire senza spiegazione, piangere senza vergogna. Un luogo in cui, quando tutto è finito, come un bambino, si dice saltellando sul posto ‘ancora, ancora’.

Quando lo spettacolo finisce, la vita riprende, portando con sé una traccia incerta: un bianco che forse continua a cadere, più dentro che fuori.




La locandina
SLAVA’S SNOWSHOW
Creato e messo in scena da Slava Polunin
Regia Viktor Kramer e Slava Polunin
Scene Viktor Plotnikov, Slava Polunin
Costumi ed effetti speciali Slava Polunin
Suono Roman Dubinnikov, Slava Polunin
Cast in definizione

Distribuzione in Italia TAM ON TOUR in collaborazione con Gaap Booking

Durata 1 ora e 35 minuti, incluso intervallo
Spettacolo consigliato a partire dagli 8 anni

Date: dal 28 gennaio al 22 febbraio 2026
Teatro Strehler
Piccolo Teatro di Milano



[A cura di Margot Océane]
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