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The Art of BANKSY. A VISUAL PROTEST
Un viaggio all'interno della mente di un artista eclettico, provocatorio, sempre sul pezzo e avvolto dal mistero
   21 Nov 2018   |     Redazione   |     Francesco Chieti   |     permalink   |      commenti
Dal 21 novembre apre al pubblico la mostra non autorizzata dall'artista "The Art of Banksy. A visual protest" al Mudec di Milano. Un progetto espositivo curato da Gianni Mercurio che ospita all'interno circa 80 lavori tra dipinti, sculture e stampe dell'artista inglese, corredati da fotografie e video che raccontano, attraverso uno sguardo retrospettivo, l'opera e il pensiero di Banksy.

"Banksy in mostra al Mudec? Beh, wow!" Questo è ciò che ho pensato appena mi è giunta all'orecchio questa notizia. Eppure "Banksy" e "mostra" non mi danno l'idea di stare bene insieme nella stessa frase per definizione di street artist.

Eh sì, per i pochi che non sanno chi sia, Banksy è un artista di strada e writer cresciuto a Bristol, in UK, città nella quale ha maturato le sue capacità espressive. Ora è classificato come uno dei maggiori esponenti della street art contemporanea, pur non avendo mai rivelato al mondo la sua identità.

L'esposizione si propone di accompagnare il visitatore attraverso un percorso atto a delineare il tratto creativo ed esecutivo dell'artista inglese, senza includere il tema della sua rilevanza ed influenza mediatica. Sicuramente il Mudec riesce molto bene nel suo intento, pur non tenendo conto di un piccolo-grande particolare che potrebbe far storcere il naso ai writer e street artist che stanno leggendo questo articolo: è una mostra di street art non in "street" (il curatore dell'esposizione Gianni Mercurio, ponendo le mani avanti, ha assicurato che ogni opera presente non è stata "rubata" alla strada, ma fa parte di collezioni private).

Ne vale la pena?
Beh, ovviamente dipende.
Se avete voglia di scoprire qualcosa di più riguardo un artista così di successo e allo stesso tempo sfuggente, correte, è un'esperienza a tutto tondo.
Se al contrario, come me, pensate che quel genere di comunicazione ha senso se, e solo se, il contesto attorno è coerente ed esso è parte dell'opera, be' valutate voi.
A me, in fondo in fondo, è piaciuta.



P.S. è stato annunciato che dal 27 novembre saranno affissi per Milano 250 manifesti bianchi, sui quali chiunque potrà sfoggiare le proprie abilità espressive o divertirsi a fare il "vandalo" per qualche ora.
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