Si comincia sul divano, con Scarface in tv, poi un respiro che si strozza. Lei ha un attacco d'asma, lui la carica in macchina e corre. Da lì in poi, per un'ora senza pause, nella sala di via Rovello, Coro degli amanti di Tiago Rodrigues si distende sul crinale la vita e la morte: tutta la musica minuta di un amore grande.
Intanto i due si ripetono una frase, come un ritornello: abbiamo tempo. La dicono quando il tempo stringe e ancora quando sembra allargarsi. Una frase che si vorrebbe vera.
Il titolo contiene già il gioco. In italiano e in portoghese è coro. In francese, lingua del testo pubblicato da Les Solitaires Intempestifs nella traduzione di Thomas Resendes, chœur si pronuncia come cœur, cuore. Da noi la somiglianza è più discreta, ma coro e cuore si sfiorano lo stesso, e in quello sfioramento lo spettacolo trova casa: un cuore che batte, due voci che cantano.
A cantare, in effetti, sono in due. Isabella Ragonese e Francesco Alberici raccontano la stessa storia nello stesso istante, con parole quasi sempre uguali e ogni tanto diverse. Rodrigues è partito da un'osservazione di vita quotidiana: le coppie che raccontano un aneddoto insieme, con le stesse parole e gli stessi dettagli. Da quell'abitudine è nata una forma teatrale. Quando le voci coincidono, l'amore si fa unisono; quando divergono, di poco, restano i ricordi che non combaciano.
Il testo ha la propria età. La prima canzone l'autore la scrisse nel 2006, al debutto come drammaturgo, partendo anche da lui; la seconda e la terza vennero l'anno dopo. Poi tutto restò fermo, finché a Parigi, nel 2020, i Bouffes du Nord gli chiesero una lettura. Rodrigues riaprì quel primo lavoro e proseguì la storia della coppia, confrontandosi con il se stesso di allora. Così, a quattordici anni di distanza, scrisse la quarta canzone, e racconta il tempo che resta ai due e anche quello che viene dopo la loro scomparsa. Il tema è sempre il tempo, ma l'autore che lo scrive è cambiato, e questo cambiamento è finito dentro il testo. A Parigi lo spettacolo è tornato nell'ottobre 2022, sempre ai Bouffes du Nord. Dopo il portoghese, il francese, il catalano e il greco, arriva l'italiano: la prima regia di Rodrigues in questa lingua, con la traduzione di Vincenzo Arsillo e senza sovratitoli. Rodrigues sostiene che non sarebbe possibile altrimenti, e che la lingua parlata in scena è quella dei suoi interpreti. Con altri due attori sarebbe un altro spettacolo.
Le canzoni passano, una dopo l'altra. Nella prima c'è fretta e c'è ancora tempo, e tra le due cose nasce l'ansia di chi non vuole perderlo. Poi l'attesa, il tempo che si allunga, in cui si rimugina e si desidera ciò che non si vede. Poi la memoria della prima volta, il tocco, la scoperta, la sensazione di accorgersi. Una bambina canta per cullarsi, o per cullare qualcun altro. L'amore, qui, è come una poesia: non lo si spiega, lo si cita. Quando non resta niente da dire, ci si trova in un oggi sempre diverso, fatto di mutamenti ora lenti ora improvvisi. La teiera fischia, poi tace, poi fischia ancora, e nel silenzio si pensa a tutto ciò che cambia.
Claudio Longhi, nelle note del Piccolo, legge il discorso amoroso come una riflessione sulla durata, in cui convivono Kronos e Kairòs: il tempo che scorre, uguale per tutti, e il tempo del momento giusto, quello che arriva una volta sola. Lo spettacolo li tiene stretti insieme. C'è l'orologio della vita che avanza e c'è l'istante, in macchina, in corsia, in una stanza, in cui tutto si decide. Dentro ogni frammento d'amore, si passa dal privato all'eterno e si torna indietro, e così facendo si parla con la morte.
Alla fine, la voce quasi non c'è più, e il bip di una macchina, prima rapido, rallenta, si dirada, poi diventa un solo suono lungo. Ma il tempo dell'amore dura più della vita che lo contiene: siamo tutti antenati di qualcuno, e si resta vivi finché ne resta almeno uno.
Lo spazio è una tela: mentre i due parlano, ci passano dentro una macchina in corsa, il primo appartamento, il pronto soccorso, la sala d'attesa, la nuova casa, un bosco, e il palcoscenico stesso. Magda Bizarro, che ha curato scene e costumi, e Rui Monteiro, alle luci, accompagnano, mentre le parole di due attori mostrano ciò che c'era e ciò che resta.
Il debutto del 29 settembre ha aperto la stagione dell'Ottantesimo del Piccolo, intitolata Il gioco del tempo. Si replica al Teatro Grassi fino al 18 ottobre. Giovedì 15 ottobre la recita prevede un percorso tattile e l'audiodescrizione per il pubblico cieco e ipovedente.
29 settembre - 18 ottobre 2026
Teatro Grassi
La Locandina
Coro degli amanti
PRIMA ASSOLUTA VERSIONE ITALIANA
scritto e diretto da Tiago Rodrigues
traduzione Vincenzo Arsillo
collaboratrice artistica, scene e costumi Magda Bizarro
luci Rui Monteiro
regista assistente Thea Dellavalle
assistente scene e costumi Marta Solari
con Isabella Ragonese e Francesco Alberici
produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa
Spettacolo inserito nell’abbonamento Invito a Teatro
[A cura di Margot Océane]
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Tempo a due voci