IN RIPRODUZIONE

DA WEBCAM

ASCOLTACI!

LICENZA SIAE 202200000075 | LICENZA SCF 937/14 | C.F. 97703440152

© 2008-2026 POLI.RADIO | TUTTI I DIRITTI RISERVATI | Iniziativa realizzata con il contributo del POLITECNICO DI MILANO

Nascondi dock Mostra dock

Very Long Song Artist

Very Long Song Title

Otodama
L'anima del suono
   07 Lug 2026   |     Redazione   |     Davide Cannone   |     permalink   |      commenti
È una sera di inizio luglio - il 5 luglio per l’esattezza - quando ci dirigiamo a Palazzo Sormani per uno spettacolo chiamato Otodama. Ancora non ne conosciamo il significato, ma la musicalità della parola e un certo fascino per il giappone ci hanno convinti ad assistervi. Nel cortile interno del Sormani il palco è già allestito sotto la luce dorata del tramonto: i chochin (le lanterne di bambù e carta di riso) e dei classici ombrelli orientali sono sparsi sulla scena, come in attesa che lo spettacolo cominci.

Poi all’improvviso una voce acuta e potente ci fa girare verso l’entrata. Sull’uscio appare una donna in abiti tradizionali e con un portamento elegantissimo. È Shinobu Kikuchi, l’ugola dello spettacolo, che con un incedere lento avanza tra la folla, lanciando sguardi sorridenti e penetranti come frecce al non avvezzo pubblico occidentale. Subito dietro di lei, Yuriko Mikame, la violoncellista. Nel silenzio della voce, sono le mani e l’arco ad accompagnare e dialogare con la voce di Kikuchi. A suggellare l'incanto, è la voce di Alberto Bramani a introdurre, brano per brano, i canti a cui assisteremo.

La premessa ci fa credere che si tratterà di un tradizionale spettacolo nipponico. Ma come all’ingresso, tutto il concerto ci tiene sospesi. Melodie dal sapore shogun si alternano a canti della storia moderna del giappone. Un brano si profila come un canto di battaglia, richiamando la Guerra contro gli Stati Uniti; il successivo è un inno alla Coca Cola. Canti grevi che ricordano la tragedia dello tsunami del 2011 lasciano il passo a gioiosi canti di festa a cui ci saremmo aspettati di assistere in una serata tra i templi di Kyoto. Vengono omaggiati anche gli anime, cuore pulsante della cultura contemporanea, con brani tratti da Attack on Titan e Lady Oscar. E mai si rinuncia al legame con l’Occidente, e l’Italia in particolare, in una compenetrazione in cui le sinfonie di Rachmaninov si mescolano persono ai brani stellari di John Williams.

Otodama significa “L’anima del suono” ed è un’antica concezione secondo cui ogni suono, ogni vibrazione, possiede una forza spirituale. Nella filosofia shintoista, i norito (le preghiere rituali) non si fondano solo sul significato delle parole, ma anche sulla purezza del suono espresso. Un’armonia genera equilibrio e pace, una dissonanza crea disordine e conflitto. Ecco quindi che Otodama assume il ruolo di evidenziare l’armonia tra due culture - quella Occidentale in toto e quella giapponese - senza dimenticare i contrasti che devono sperimentarsi tra così differenti usi e costumi.

Nell’estesissima voce di Kikuchi, le armonie fluiscono come un torrente. Non si può dire che il significato sia in primo piano quando si ascolta il canto in una lingua che non si comprende. Eppure la voce - veicolata come uno strumento - incarna perfettamente il senso che la sconosciuta lingua giapponese non riesce a raccontarci direttamente. Il violoncello di Mikame invece assume un senso opposto e complementare. Non un semplice strumento a corda, può persino trasformarsi in una percussione, infondendo ritmo alla melodia e un interlocutore alla voce di Kikuchi. Non a caso la musicista, perfezionatasi all’École Normale de Musique de Paris dopo il diploma all’Università Nazionale di Musica e Belle Arti di Tokyo, è considerata tra le migliori artiste giapponesi all’estero.

Lo spettacolo si chiude come era iniziato. Un’uscita di scena tra sguardi profondi e melodie capaci di ricreare un’atmosfera perduta. E Kikuchi uscendo, lascia scivolare un nastro a simboleggiare il legame che la musica ha generato.

E non tutto è perduto perché il tour di Otodama continua nei teatri di Milano e provincia, per tutta l’estate. Il Teatro Menotti, invece, propone moltissimi altri spettacoli con oltre 30 appuntamenti a Palazzo Sormani nel mese di luglio. Tra i prossimi, segnaliamo Special Events in Milan - The Greenlight Blues Project giovedì 9 luglio, Malandrini a Milano di Pietro Colaprico sabato 11 e Shakespeare a Palla - La Tempesta di Davide Lorenzo Palla domenica 12.

Seguite con noi i prossimi appuntamenti perché… siamo tutti in scena :)
albertobramani, palazzosormani, shinobukikuchi, teatromenotti, yurikomikame