«Au premier temps de la valse, toute seule tu souris déjà».
C'è qualcosa della celebre Valse à mille temps che attraversa BREL, il nuovo lavoro di Anne Teresa De Keersmaeker e Solal Mariotte presentato al Piccolo Teatro nell'ambito di Presente Indicativo | Milano Crocevia. Come nel valzer di Jacques Brel, tutto sembra partire da un gesto minimo per poi accelerare progressivamente, moltiplicarsi, ritornare uguale e diverso, fino a trasformarsi in un vortice di memoria, corpi e parole.
La domanda che anima lo spettacolo è semplice solo in apparenza: come danzare Jacques Brel oggi? Come confrontarsi con una figura che è insieme monumento della chanson francofona e interprete profondamente radicato nel proprio tempo storico? Nato a Bruxelles nel 1929, negli anni tra la Seconda guerra mondiale, la ricostruzione europea e le trasformazioni sociali degli anni Sessanta, Brel ha dato voce a un'umanità attraversata da contraddizioni, desideri e ferite. Nelle sue canzoni convivono amore e rabbia, ironia e malinconia, impegno civile e fragilità individuale.
Da questa complessità prende forma il progetto di De Keersmaeker e Mariotte. La coreografa belga, tra le figure più influenti della danza contemporanea europea e fondatrice della compagnia Rosas, incontra in scena Solal Mariotte, giovane danzatore e coreografo formatosi a P.A.R.T.S. e proveniente dalla danza contemporanea e dal breaking. Due generazioni, due linguaggi e due rapporti profondamente diversi con l'eredità di Brel si confrontano in una creazione nata come ricerca più che come omaggio.
La scena si presenta inizialmente quasi vuota. Al centro, un microfono, presenza e assenza insieme: è il posto di Brel, ma anche quello di chi ascolta; è il luogo della parola e della sua trasmissione. Una soglia tra corpi e memoria. La voce di Brel abita lo spazio e il tempo, generando un paesaggio denso, costruito dal dialogo continuo tra il canto e i corpi dei due interpreti.
Le canzoni scorrono seguendo un percorso che lascia emergere i grandi temi della poetica breliana: l'amore, la guerra, la violenza, la famiglia, il passare del tempo, la vecchiaia, l'appartenenza e lo sradicamento. È una "tendre guerre", una guerra tenera, quella evocata da Brel, una guerra intenerita dalla consapevolezza che soltanto la tenerezza e la relazione possano opporsi alla distruzione. L'amore, nelle sue canzoni, non è mai pacificazione definitiva, è una forza fragile e concreta che continuamente si misura con l'egoismo, la perdita e la morte.
De Keersmaeker e Mariotte trasformano questa tensione in movimento, con corpi che si inseguono, si osservano, si insegnano reciprocamente. Parlano dialetti diversi della stessa lingua: quella della danza, appresa e trasformata in contesti, percorsi e generazioni lontane tra loro. Da un lato la scrittura rigorosa e musicale di De Keersmaeker, dall'altro l'energia dinamica e terrena di Mariotte. Eppure, nel corso dello spettacolo, queste differenze diventano materia di dialogo. Come la voce passa da una canzone all'altra, così il gesto passa da un corpo all'altro, generando una continua trasmissione e restituendo sulla scena quella stessa tensione tra vicinanza e distanza che attraversa le canzoni di Brel.
In questo senso BREL è anche una riflessione sul tempo della memoria. Le melodie ritornano, i gesti si ripetono, i motivi riaffiorano trasformati. Come in un valzer che accelera progressivamente, il passato viene rimesso in circolo, interrogato, costretto a dialogare con il presente.
Le parole delle canzoni completano l'esperienza fisica della danza, permettendo di cogliere il fuoco emotivo che alimenta ogni canzone. Dietro la voce di Brel si apre infatti un universo che appartiene al suo tempo ma continua a risuonare nel nostro: guerre, disuguaglianze, paure collettive, desiderio di amore e bisogno di comunità.
Cosa rimane di Jacques Brel oggi? Forse proprio questa capacità di trasformare l'esperienza individuale in una domanda collettiva, di parlare d'amore senza separarlo dalla perdita, della tenerezza senza dimenticare la violenza, della vita senza rimuovere la morte.
Tra canzone, teatro e danza, De Keersmaeker e Mariotte restituiscono la vitalità di un autore che continua a parlare al presente. Un attraversamento della sua opera tra amore, memoria, conflitto, possibilità di stare insieme, che si rivelano ostinatamente contemporanee.
LOCANDINA
BREL
PRIMA ITALIANA
concezione, coreografia e danza Anne Teresa De Keersmaeker, Solal Mariotte
canzoni Jacques Brel
luci Minna Tiikkainen
scene Michel François
costumi Aouatif Boulaich
drammaturgia Wannes Gyselinck
responsabili e assistenti alle prove Nina Godderis, Johanne Saunier
ricerche sulla danza Pierre Bastin
ricerche sulla musica France Brel – Fondation Jacques Brel, Filip Jordens
suono Alex Fostier
produzione Rosas
coproduzione Concertgebouw Brugge | Festival d’Avignon | Grec Festival de Barcelona | ImPulsTanz | La Comédie de Clermont-Ferrand | La Comète, scène nationale de Châlons-en- Champagne | La Monnaie / De Munt | L’Intime Festival | Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa | Théâtre de la Ville de Paris
con il supporto di Dance Reflections by Van Cleef & Arpels
spettacolo realizzato grazie al sostegno del Tax Shelter del governo federale del Belgio via Casa Kafka Pictures
Rosas è sostenuta dalla Comunità Fiamminga e dalla Commissione della Comunità Fiamminga (VGC)
[A cura di Margot Océane]
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