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Very Long Song Artist

Very Long Song Title

La merda
Miseria e censura di una Umanità antropofaga
   01 Mag 2026   |     Redazione   |     Margot Boccia   |     permalink   |      commenti
Al Teatro Carcano, il 20 aprile, La Merda di Cristian Ceresoli torna in scena come un dispositivo che mantiene una relazione viva con il presente. Dopo oltre un decennio di circuitazione internazionale e più di 700 repliche, il testo conserva una densità espressiva che si è progressivamente stratificata: un organismo performativo che, replica dopo replica, sembra essersi lavorato dall’interno, affinando i propri equilibri.

La struttura del monologo, interamente affidato a Silvia Gallerano, si sviluppa come un flusso continuo, sostenuto da tensioni interne più che da una progressione narrativa lineare. La scrittura si organizza in blocchi ritmici, con una costruzione che richiama una partitura: variazioni, ritorni, accelerazioni. Il testo agisce così come materia sonora prima ancora che come racconto; la lingua si addensa, accumula immagini, insiste su parole che ritornano con una funzione quasi percussiva, costruendo un andamento che si imprime nella percezione.

La nudità di una donna che siede su uno sgabbello prima ancora dell'inizio, si offre allo sguardo come elemento strutturale della composizione, quasi una superficie che riflette e allo stesso tempo protegge. La nudità assume una qualità diversa, stratificata, attraversata da tensioni, resa compatta da anni di pratica, si cuce come un vestito di lusso, coprente fin sopra al collo.

Al centro emerge il desiderio di riconoscimento e la costruzione dell’identità all’interno di un contesto dominato da modelli estetici e culturali fortemente normativi. Il corpo diventa il luogo in cui queste tensioni si depositano e si trasformano: attraversato da un canto che assume la forma di un’urgenza costante, da un’emissione che si espande fino a saturare lo spazio. La società delle cosce e delle libertà introduce una riflessione sul rapporto tra esposizione e valore, tra visibilità e possibilità di esistere come soggetto riconosciuto.

In questa dinamica, il linguaggio occupa una posizione centrale: l’uso reiterato di termini espliciti produce un effetto di accumulo che modifica progressivamente la percezione, trasformando la parola in elemento costruttivo. La scelta lessicale si inserisce in una strategia più ampia che lavora sul confine tra quotidiano e simbolico, articolando un discorso che si sviluppa per intensità e ripetizione.

Il corpo contemporaneo viene spesso interpretato come entità dinamica, modificabile, attraversata da tensioni tra naturale e artificiale . In La Merda, questa dimensione si manifesta attraverso una progressiva esposizione che coinvolge sia il piano fisico sia quello linguistico, come una forma di modellazione che si compie nel tempo della scena.

Il richiamo a una matrice pasoliniana si riconosce nel modo in cui il testo affronta il rapporto tra individuo e sistema culturale, intrecciando osservazione e tensione critica. La dimensione della denuncia si accompagna a una rappresentazione che mantiene al suo interno elementi di ambiguità, lasciando emergere una complessità che riguarda sia il contesto sia il soggetto che lo attraversa.

A distanza di anni dal debutto, lo spettacolo continua a risuonare anche in contesti internazionali. La sua diffusione in diversi paesi suggerisce una riconoscibilità dei temi che attraversa culture differenti, legata a dinamiche condivise nelle società occidentali. La relazione con lo spettatore si costruisce attraverso un coinvolgimento che agisce sul piano sensoriale e su quello concettuale, mantenendo una tensione costante.


Locandina:
con Silvia Gallerano
di Cristian Ceresoli
produzione Frida Kahlo Productions (Milano)
con Produzioni Fuorivia (Torino), Richard Jordan Productions (London)
in collaborazione con Summerhall(Edinburgh) e Teatro Valle Occupato(Roma)
ceresoli, lamerda, milanoteatro, silviagallarano, teatrocarcano