Lo spettacolo Carmen andato in scena al Teatro Carcano di Milano venerdì, sabato e domenica propone una rilettura potente e attuale di un mito che continua a interrogare il presente. Non c’è la volontà di raccontare fedelmente la vicenda originale, ma piuttosto di smontarla e ricomporla attraverso il linguaggio della danza contemporanea, trasformando la storia in un campo di tensioni emotive, simboliche e politiche.
La coreografia di Davide Iacobone si muove con decisione lontano dai codici del balletto narrativo tradizionale. Il gesto diventa essenziale, talvolta duro, spesso spezzato, e riflette una visione della danza come strumento di analisi più che di illustrazione. I corpi non interpretano semplicemente dei personaggi, ma incarnano forze opposte: desiderio e controllo, libertà e possesso, attrazione e violenza. In questo senso, Carmen non è solo una donna, ma un’idea, una presenza che mette in crisi l’equilibrio di chi le sta intorno.
La danza contemporanea è il vero motore dello spettacolo: una scrittura fisica intensa, fatta di contatti, respinte, cadute e riprese, che restituisce una narrazione frammentata ma profondamente leggibile sul piano emotivo. La storia di Carmen viene così spostata dal piano romantico a quello sociale, assumendo una valenza attuale, quasi disturbante, soprattutto nel modo in cui vengono affrontati i temi del possesso e della violenza di genere.
Ne risulta uno spettacolo asciutto, concentrato, che rinuncia all’enfasi per puntare sulla forza espressiva del movimento. Una Carmen che non seduce con l’esotismo o la passione urlata, ma colpisce per lucidità e urgenza, lasciando allo spettatore più domande che risposte.
CARMEN
Contemporary Dance Piece