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Siamo stati al live dei CHVRCHES
Quando l'attesa aumenta il desiderio
   15 Nov 2018   |     Redazione   |     Emanuele Intagliata   |     permalink   |      commenti
Avete presente l'epidemia di Eighties degli ultimi anni? Dalla moda alle serie TV: niente è stato risparmiato dal ritorno degli anni '80. Neanche la musica. Ed è così che assistiamo al ritorno di synth e batterie elettroniche, anche in territorio italiano (ascolta The Giornalisti, Ex-Otago, Fabri Fibra e altri ancora). Ma qualcuno, in territorio scozzese, ha anticipato di molto questo ritorno di fiamma. Loro sono i CHVRCHES (leggi Churches, non chuvurches, mi raccomando) e ieri sera si sono esibiti per la prima volta da headline band in Italia, al Fabrique di Milano.

Iniziano la loro carriera nel 2011 e nel 2013 rilasciano il primo EP intitolato Recover EP.

Durante il concerto Lauren (la front-woman della band) ci ricorda che nel Luglio di quello stesso anno erano passati in Italia per la prima volta, come support band dei Depeche Mode, ma che a quel tempo "non sapevano cosa stessero realmente facendo", avendo solo un EP all'attivo.

Già dal primo album, The Bones Of What You Believe, possiamo ammirare un capolavoro synthpop che fonde alla perfezione l'elettronica neon degli anni 80 e quella moderna dei giorni nostri.

Dopo 5 anni e 3 album all'attivo, i Chvrches tornano in Italia per uno show che rimarrà nella storia (o almeno nei nostri cuori). Ieri sera infatti ci hanno regalato uno show intimo ed energetico allo stesso tempo.

Sul palco, puntualissimi, salgono i membri della band Lauren, Martin e Iain insieme a un nuovo recente acquisto, il batterista turnista Jonny Scott.

Si apre con un singolo dell'ultimo album, Get Out, canzone perfetta per gli amanti dei ritornelli da cantare a squarciagola. Seguono Bury It e due singoli del primo album: Gun e We Sink.

Dopo essere tornati ad una traccia più recente, Graffiti, sul palco c'è un cambio di ruoli: Martin Doherty impugna il microfono e lascia le tastiere a Lauren per regalarci due brani, l'impetuosa Under The Tide e la psichedelica God's Plan.

Arriva il turno di un altro celebre singolo, Miracle, tratto dall'ultimo album Love is Dead, uscito lo scorso 25 maggio.

Il nono brano, Science/Vision è uno dei brani più oscuri ed emozionanit del primo album, perla per i fan più affezionati.

Arriva il momento più intimo dello show: Lauren si siede e Jonny (batterista, ndr) passa alla chitarra per deliziarci con Really Gone. Seguono altre due tracce del medesimo album: Deliverance e Forever. Prima dell'encore si torna indietro al primo EP, con Recover e al secondo album Every Open Eye, con Leave a Trace e Clearest Blue. Quest'ultima è una di quelle canzoni che molti attendono per saltare e ballare: una delle canzoni più vitali del trio inglese che quando arriva ti sommerge con la sua positività e spensieratezza.

Dopo la pausa si torna ancora indietro negli anni con il loro singolo di debutto: The Mother We Share.

Conclude lo show un'energetica Never Say Die, un invito della band a non mollare mai.



Mi avvio verso l'uscita felice. É stata un'ottima esibizione: nonostante i problemi di salute di Lauren (condizioni in miglioramento ci fa sapere) i 3+1 ragazzi scozzesi hanno dato tanto al pubblico che ha saputo ricambiare in modo molto caloroso. Essendo la prima data in Italia da headline le aspettative erano molto alte: i fan più accaniti hanno atteso 3 album e quasi 5 anni prima di questa serata. La band ha dimostrato di aver raggiunto la maturità artistica e di saper reggere un European Tour con la naturalezza del primo EP.

La prova non era facile ma direi che è stata più che superata.


Ph. Fabio Izzo
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