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Cost of Living
Quanto costa prendersi cura? La prima italiana sul palco del Teatro Franco Parenti
   07 Nov 2026   |     Redazione   |     Liubov Bolshakova   |     permalink   |      commenti
<div>Quanto costa vivere? E quanto costa prendersi cura di qualcuno? Cost of Living, il testo di Martyna Majok, vincitore del Premio ш nel 2018, arriva per la prima volta in Italia al Teatro Franco Parenti con la regia di Raphael Tobia Vogel. Il titolo conserva una doppia lettura: il costo materiale dell’esistenza e il prezzo (meno quantificabile) delle relazioni umane.

Due storie si sviluppano parallelamente. Eddie (Pietro Micci), ex camionista, cerca di riavvicinarsi all’ex moglie Ani (Sara Bertelà), rimasta tetraplegica dopo un incidente. John (Filippo Lai), giovane benestante con paralisi cerebrale e dottorando a Princeton, assume Jess (Martina Sammarco), una ragazza laureata che fatica a sopravvivere economicamente. Due rapporti apparentemente costruiti attorno alla necessità di assistenza, nei quali diventa presto difficile distinguere chi abbia davvero bisogno di chi.

John affida il proprio corpo alle mani di Jess, ma lei dipende da un lavoro di cui ha bisogno per vivere. Eddie si prende cura di Ani, cercando forse anche di riparare ciò che non ha saputo salvare del loro matrimonio. Ani, dal canto suo, rivendica il diritto di essere arrabbiata, di rifiutare e di scegliere. La cura non è dunque un gesto unilaterale: può nascere dall’amore, dal bisogno, dal senso di colpa o dalla necessità economica.

Anche l’ironia intreccia entrambe le storie. Le battute e le schermaglie tra i personaggi fanno sorridere senza cancellare la tensione dei loro rapporti. Nell’umorismo trovano spazio la rabbia, il pudore e il desiderio di avvicinarsi. La risata diventa un altro modo per esprimersi e restare in relazione.

Durante la conferenza stampa, Vogel ha raccontato come la nascita della figlia abbia cambiato il suo sguardo sulla cura. I momenti fondamentali per la sopravvivenza della bambina, ha spiegato il regista, riempiono anche lui d’amore. Chi dà cura, a sua volta, riceve molto.

Due appartamenti, uno confortevole e l’altro più spoglio, occupano le estremità di un lungo palcoscenico orizzontale, quasi cinematografico, nella scenografia disegnata da Margherita Palli. Restano entrambi davanti al pubblico, ma non alla stessa distanza: a seconda del posto in sala, una storia si svolge vicinissima, mentre l’altra si osserva, forse, da un punto lontanissimo. Lo sguardo attraversa così lo spazio tra i due ambienti, seguendo relazioni diverse che si sviluppano una accanto all’altra. Un’espressione del volto, un gesto minimo, un momento di intimità assumono così una forza diversa secondo la distanza da cui vengono osservati.

Le interpretazioni femminili risultano particolarmente incisive. Sara Bertelà, quasi immobile, affida alla voce e allo sguardo l’ironia, la rabbia e la determinazione di Ani. Martina Sammarco restituisce invece l’inquietudine di Jess attraverso un’energia nervosa e incessante. Nella sua energia ho riconosciuto un’inquietudine familiare: la tensione di chi vive nell’incertezza e deve continuamente pensare alle spese.

Pietro Micci offre un’interpretazione complessivamente convincente. Lo spettacolo, però, trova progressivamente un ritmo capace di assorbire lo spettatore. A un certo punto gli attori mi hanno fatto quasi dimenticare di trovarmi a teatro. Top.

Le scene più forti sono quelle della vasca e della doccia. Noi, senza disabilità, non possiamo immaginare quanto possa essere estenuante compiere le azioni più semplici e quotidiane. Il tempo sembra assumere un’altra consistenza. Lavare, spostare e vestire un’altra persona diventano esse stesse azioni drammatiche. Come ex attrice, sono rimasta colpita dal coraggio, dalla sincerità e dalla vulnerabilità che servono per tornare a esporsi davanti a una sala diversa, replica dopo replica. La durata dell’azione lascia emergere anche il pudore, la fiducia e l’intimità necessari nella relazione di cura.

In Cost of Living nessuno è soltanto forte o debole, autonomo o dipendente. La fragilità attraversa tutti e non cancella né difetti né debolezze né contraddizioni. E forse il costo più difficile da sostenere è il coraggio necessario per riconoscere che hai bisogno degli altri. E gli artisti, “artigiani del pensiero” (come li definisce Andrée Ruth Shammah, direttrice del Teatro Franco Parenti), ci aiutano a riconoscere qualcosa dentro di noi.

Cost of Living
di Martyna Majok
traduzione italiana Matteo Colombo
regia Raphael Tobia Vogel
con Sara Bertelà, Filippo Lai, Pietro Micci, Martina Sammarco

Teatro Franco Parenti — Sala A2A
Dal 14 ottobre al 28 novembre 2026

Calendario e biglietti sul sito del teatro</div>
milano teatro, teatrofrancoparenti