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Le manifestazioni viste da uno studente
e personali interpretazioni sui media
   26 Ott 2026   |     Redazione   |     Davide Cannone   |     permalink   |      commenti
È il 23 ottobre 2008. Su alcuni dei principali quotidiani l’ex-presidente della repubblica Francesco Cossiga rilascia una delle interviste più scandalose della politica italiana. Siamo nel pieno dell’Onda, un movimento studentesco che chiede il ritiro delle leggi con cui, nei mesi precedenti, il Governo Berlusconi aveva ridotto notevolmente il Fondo per il Finanziamento Ordinario, la principale entrata delle università italiane. Alla domanda dell’intervistatore, se Berlusconi avesse esagerato nel minacciare l’uso della forza pubblica sugli studenti, la risposta di Cossiga fu: “Dipende, se ritiene d'essere il Presidente del Consiglio di uno Stato forte, no, ha fatto benissimo.” E continuò con: “Lasciarli fare” parla degli universitari “Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città […] Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri". Nel senso che... "Nel senso che le forze dell'ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale […] picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano”.
A queste parole, il giornalista incredulo chiede cosa direbbero in Europa dopo una “cura” del genere. La risposta: “questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l'incendio”.

Queste parole sono state pronunciate 18 anni fa. Oggi è il 26 ottobre del 2026 e alla luce delle manifestazioni che si sono tenute e si tengono ancora in tutta Europa e nel nostro Paese, il discorso di Cossiga risuona con attualità agghiacciante. Due giorni fa c’è stato il secondo sabato di proteste in buona parte d’Italia e se da un lato, in una Milano teoricamente blindata da 500 militari, le manifestazioni si sono svolte pacificamente, lo stesso non è accaduto in altre città, in prima linea Torino e Bologna. Ma cosa sta succedendo? Perché due sabati fa Milano era (secondo i media) una tempesta di agitatori violenti e distruttivi, mentre l’altro ieri - in una manifestazione da almeno 15 mila persone (sempre secondo i media) - la manifestazione si è svolta pacificamente?

In questi mesi non mi trovo in Italia, per cui sarebbe intellettualmente poco onesto darvi la mia visione su come sono andate le manifestazioni. Posso parlare però della risposta politica che le ha seguite e provare a dare una mia interpretazione. Domenica 17 sappiamo tutti quello che è successo in Duomo: centinaia di giovani e giovanissimi hanno preso d’assalto le vetrine e hanno di fatto saccheggiato i negozi del centro. La risposta del governo non si è fatta attendere: già martedì è uscito il nuovo “decreto sicurezza”. Tra le principali novità c’è l’imputabilità tra 14 e 18 anni, cioè il fatto che un ragazzo dai 14 anni in su può essere accusato di reato senza dover dimostrare la sua capacità di intendere e di volere. Poi una norma forse ancora più grave: l’accompagnamento preventivo negli uffici di polizia di coloro che sembrano poter causare concretamente un pericolo alla sicurezza. Si tratta di una norma molto fumosa, in cui non si specifica davvero cosa si intenda per concretamente e che ovviamente lascia molto spazio all’immaginazione degli agenti. Inoltre, a chi ha subito questo fermo, il questore può anche vietare il raduno con persone specifiche in luoghi determinati per un intero anno. A mio parere, queste sono norme molto gravi e totalmente arbitrarie, composte ad hoc per fare pressione sulle manifestazioni.

Ma tutto il decreto sicurezza è cosparso di norme (di cui alcune assurde, come l’arresto fino a 5 anni per chi mette in pericolo l’incolumità pubblica con oggetti contundenti, come se la violenza pubblica non fosse già un reato), che sembrano soltanto voler allungare il brodo per dimostrare due punti: 1) le manifestazioni sono fatte di facinorosi e violenti e 2) il governo deve poter intervenire per riportare l’ordine. Per rincarare la dose i ministri della difesa e dell’interno hanno suggerito che dietro alle numerose manifestazioni che stanno infiammando l’Europa ci possa essere lo zampino della Russia. Un’ipotesi interessante, a cui però si è costretti aggiungere la totale mancanza di prove e la presenza di manifestazioni (ben più impressionanti di quelle italiane) anche nello storico alleato della Russia in Europa, la Serbia.

Gli effetti della tempesta mediatica si sono già fatte sentire sulle manifestazioni. A Bologna, ad esempio, le riprese dall’alto mostrano cariche apparentemente ingiustificate sui manifestanti, ma anche lanci di idranti su semplici ballerini, che ricordano i lanci di lacrimogeni sull’orchestra a Parigi. Non insisterò su questi particolari perché, come ho detto, non ero presente. Però non posso che notare alcuni servizi giornalistici hanno presentato le notizie con frasi come “Guerriglia urbana, lanci di bottiglia e bombe carta”, salvo poi riportare (cito) “In tutta Italia a fine giornata 9 arresti, 87 denunce (con quali accuse?), 371 persone accompagnate in questure (e ci credo, con il decreto sicurezza appena approvato), un terzo sono minorenni (non ho capito dove sarebbe il vanto, visto che le “menti” a quanto pare sono altre), oltre 4000 persone identificate, la metà solo a Milano (in cui si è svolto il corteo pacifico, quindi pure abbastanza inutile). Insomma, una campagna mediatica che, analizzata un minimo, restituisce solo una forte impressione di propaganda.

Al di là di tutte le possibili ipotesi che si possono fare circa infiltrati, repressione e violenze ingiustificate, mobilitazione di frange violente da parte di ignoti e messaggi allarmistici di dubbia provenienza sui gruppi universitari (sui quali, ripeto, non mi dilungherò), forse va ricordato perché queste manifestazioni sono nate e continuano a fare numero. Le proteste sono partite per denunciare la precarietà degli insegnanti e l’usura degli edifici scolastici. Oggi si manifesta per il caro vita, per l’insostenibilità del mercato degli affitti e per i salari immobili da oltre vent’anni. Questi non sono problemi che riguardano una piccola fetta della popolazione, ma tutti noi e specialmente noi studenti universitari. Magari, come me, non siete studenti fuorisede e degli affitti non avete esperienza diretta; magari, come me, non lavorate, e quindi non sapete quanto l’inflazione e il precariato stiano erodendo lo stipendio, e quindi la vita, di moltissimi. Ma tutti noi saremo giovani lavoratori e tutti noi (oh, speriamo) saremo fuori di casa fra non molto, per cui scendere in piazza non è solo una questione di far valere i nostri diritti in astratto. Parlando come i guru del mindset, si può dire che manifestare sia un vero e proprio investimento sul futuro, che vuoi o non vuoi non si costruisce solo con la dedizione e la disciplina, ma anche con le condizioni oggettive del mercato del lavoro (e del mercato in generale).

Fine del mio articolo lunghissimo promesso. Con il mio incipit non volevo certo fare di tutta l’erba un fascio e gridare alla dittatura. Però volevo dare la mia riflessione di studente che, seppur lontano da casa, vorrebbe essere lì a vedere se questi movimenti riusciranno a svecchiare un po’ le opinioni del nostro Paese e magari anche le nostre condizioni di vita, almeno in piccola parte. E ricordate belli, siamo tutti in scena ;)
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