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Very Long Song Artist

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Bestiario idrico
Fiumi e bestie di ogni genere
   23 Ott 2026   |     Redazione   |     Demetra Matilde Cicognini   |     permalink   |      commenti
Non so se sia una coincidenza se mentre andavo a vedere uno spettacolo sull’importanza dell’acqua piovesse a dirotto, in ogni caso avere ancora l’odore di pioggia addosso mentre si è essere seduti su una poltrona rossa al Teatro Grassi è la condizione ottimale per assistere a Bestiario Idrico.

Dunque, a te che stai leggendo, chiudi gli occhi e immagina, o ascolta, la pioggia che batte alle finestre, riporta a galla le emozioni che essa ti trasmette e avviati alla lettura.


Chi riesce a unire temi complessi e vive emozioni se non il teatro?

Non è la prima volta che Marco Paolini, unico attore di questa pièce, si cimenta nel teatro di narrazione: la sua opera più nota è Il racconto del Vajont, monologo teatrale trasmesso per la prima volta nel 1997 su Rai Due che racconta la tragedia accaduta il 9 ottobre 1963.

L’acqua sembra essere il leitmotiv delle sue opere; anche Dov’è il Po?, secondo spettacolo in programma del progetto Atlante delle Rive al Piccolo Teatro questo ottobre, riflette sulla relazione mutevole tra noi e l’acqua.


Oro blu

“Se le guerre di questo secolo sono state combattute per il petrolio, le guerre del prossimo secolo si combatteranno per l’acqua” questa frase, detta nel 1995 a Stoccolma dall’allora vicepresidente della Banca Mondiale Ismail Serageldin, può avere secondo Paolini due significati: o l’acqua è una ricchezza di cui bisogna appropriarsi prima che finisca, oppure è intorno ad essa che si deve ragionare per assicurare a tutti un futuro.

Una donna avvolta dal fumo canta sul palcoscenico: è lei l’acqua, la sua voce è la stessa da sempre ma noi non l’abbiamo mai udita uguale. Lei è stata il principio di tutto, come sosteneva il filosofo greco Talete, ha modellato montagne e pianure, intimorito gli antichi, incuriosito gli studiosi, ma poi, quando è diventata scontata, ha smesso di interessare i più.

E così, mentre Dante nella Divina Commedia si faceva condurre da Virgilio negli inferi, Paolini viene guidato dall’acquarolo veneto Serageldin prima nella falda sotterranea della Pianura Padana, poi in zone remote ma in qualche modo familiari, ad esempio nella pianura Indogangetica.


Una voce mille persone

Paolini, esperto in catastrofi, l’acquarolo Serageldin e un Noè prossimo alla pensione si trovano sul finale al teatro di Epidauro, la voce di Patrizia Laquidara, che ci ha accompagnato per tutto lo spettacolo, si fa coro, l’ambientazione è resa solo dal racconto perché nella scenografia nulla ci riconduce a quel luogo: né le due lavatrici, né i grandi pesci calati dall’alto.

In una scena tra il comico e l’assurdo lo spettacolo finisce ponendoci un'ultima domanda: cosa rimarrà dei nostri luoghi se non cambiamo il nostro rapporto con l’acqua e se non torniamo ad ascoltare la sapienza antica che essa ci tramanda?


Un’opera intrisa di comicità e poesia che ci racconta qualcosa di cui si parla e si ascolta ancora troppo poco.

Ps: se il teatro che racconta problematiche attuali è il tuo pane ti segnalo Lo Zar di Stefano Massini, al Piccolo Teatro dal 3 al 15 novembre.
Stay tuned!
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