Alla MYOWNGALLERY – Superstudio Più di Milano arriva “Attraverso i miei occhi: Frida Kahlo e la costruzione del mito”, la mostra curata da Vittoria Mainoldi che fino all’11 gennaio 2027 racconta l’artista messicana attraverso 75 fotografie. Non una semplice biografia per immagini, ma un percorso che indaga il rapporto tra Frida e la propria rappresentazione e il ruolo della fotografia nella costruzione del suo mito.
Oggi il volto di Frida è immediatamente riconoscibile: gli abiti tradizionali messicani, i gioielli, le sopracciglia marcate, i fiori tra i capelli. La sua figura è entrata nella cultura popolare fino a diventare, in alcuni casi, più riconoscibile delle sue stesse opere. Ma questa identità visiva non nasce per caso: Frida conosceva bene il potere dell’immagine e contribuì in prima persona a costruire il modo in cui voleva essere vista.
La fotografia faceva parte della sua vita fin dall’inizio: suo padre Guillermo Kahlo era fotografo e, dopo la morte dell’artista, nella Casa Azul venne ritrovato un archivio di circa 6.000 fotografie. Davanti all’obiettivo Frida non era un soggetto passivo: abiti, gioielli, make-up e pose diventavano strumenti per scegliere quali aspetti di sé mettere in evidenza. La sua immagine era costruita con consapevolezza, ma senza perdere autenticità.
Tra gli sguardi più importanti c’è quello di Nickolas Muray, fotografo, amante e confidente di Kahlo, autore di alcuni dei ritratti che più hanno contribuito a fissare nell’immaginario la Frida iconica: fiera, composta e sicura davanti all’obiettivo. Diverso è lo sguardo di Imogen Cunningham, che nei primi anni Trenta ritrae una Frida giovane ed elegante. Proprio uno dei suoi scatti è stato scelto come immagine guida della mostra.
Uno degli aspetti più riusciti dell’esposizione è il fatto che non segua un percorso rigidamente cronologico. Emergono così tante versioni diverse di Frida: giovane, sorridente, innamorata, fragile, statuaria, sicura di sé oppure immersa nella quotidianità. In alcuni scatti compare con gli abiti tradizionali messicani, in altri in jeans e camicia. Il risultato è un percorso dinamico e scorrevole, che restituisce una figura molto più complessa della donna dietro l’icona.
Ed è proprio qui che la mostra diventa sorprendentemente contemporanea. Molto prima dell’era dei social media, Frida aveva intuito quanto l’immagine potesse essere uno strumento di autorappresentazione. Sceglieva come mostrarsi e quali elementi di sé mettere in evidenza, senza cancellare ciò che la rendeva unica. In un presente in cui siamo continuamente chiamati a scegliere quale versione di noi mostrare agli altri, la sua storia pone una domanda ancora attuale: quanto può essere costruita un’immagine e rimanere, allo stesso tempo, autentica? Una frase attribuita a Frida e riportata nel percorso espositivo sembra offrire una risposta: «Il nostro passaggio in questo mondo è così assurdo e fugace che l’unica cosa che mi dà pace è sapere di essere stata autentica, di essere riuscita ad essere il più possibile me stessa».
Informazioni pratiche
Dove: MYOWNGALLERY – Superstudio Più, Via Tortona 27, Milano
Quando: dall’8 ottobre 2026 all’11 gennaio 2027
Orari: da martedì a sabato 10:00–13:30 / 15:00–19:00; domenica e lunedì 10:00–13:30
Biglietti: intero feriale €13; weekend e festivi €15; riduzioni disponibili per universitari e altre categorie; gratuito fino a 5 anni.
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