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Le recensioni di UN.Charts: Boards of Canada - Inferno
I fratelli scozzesi ritornano dopo 13 anni più duri che mai
   01 Giu 2026   |     Redazione   |     Giulio Ciocca   |     permalink   |      commenti
La sera del 28 Maggio ci siamo recati al negozio di dischi Serendeepity di Milano per ascoltare l'ultimo album dei Boards of Canada, Inferno, il primo uscito da quando sono fan della band scozzese.
Radunati nello spazio listening sotterraneo in una giornata caldissima - un setting appropriato - abbiamo sentito per la prima volta nuova musica del gruppo dopo 13 anni di silenzio.

In realtà l'inizio del disco non era una totale sorpresa: la breve sigla d'apertura Introit e soprattutto Prophecy at 1420 MHz erano uscite come singolo qualche settimana prima, e davano una buona idea del sound da aspettarci su questo nuovo album; ovvero Il disco più arrabbiato, diretto e "terra-terra" del duo finora, contrassegnato da percussioni e chitarre live di taglio gotico e a tratti quasi industrial - accentuate dalla forza dell'impianto su cui le abbiamo ascoltate nel contesto "live" - meno liminali e molto più "groovy" di quello a cui siamo abituati dai due.

Qui devo notare l'unica parte del disco che mi ha lasciato qualche riserva , ovvero il trattamento dei sample vocali - una volta criptici, quasi sepolti tra gli effetti e con una qualità allucinata sui loro primi dischi - che ora sono spesso estremamente prominenti e fin troppo schiettamente riconducibili al tema religioso del disco (Sermoni cristiani su Age of Capricorn e Father And Son, canti Hare Krishna nella seconda parte di Naraka); ovviamente non ci si può aspettare che dopo 30 anni di carriera siano rimasti gli stessi, ma ascoltandoli rimane comunque l'impressione che si perda molta della nuance che contraddistingue da sempre il sound dei fratelli Sandison per un risultato più genericamente da elettronica anni '90.

Ma una volta entrati nella seconda metà dell'album l'atmosfera si congela e ritorna verso il classico "Boards of Canada Sound"; condivide con il precedente lavoro Tomorrow's Harvest la sensazione di camminare attraverso il deserto di una California post-nucleare, ma con un immaginario meno rivolto alla fantascienza anni '70 e più reminescente delle colonne sonore dei primi Fallout già dall'inizio del lato C Into the Magic Land, e alla fine dell'album c'è quasi un accenno di dolcezza, che fa pensare alla chiusura Dantesca "e da lì uscimmo a riveder le stelle", in You Retreat In Time and Space, che ricorda le colonne sonore dei tardi Coil.

Una volta finito l'ascolto, fuori dal negozio, il caldo soffocante della giornata si è rotto in un violento temporale; forse la metafora perfetta per l'hype accumulata dalla comunità dei fan per gli ultimi 13 anni che finalmente ha un altro segni dai suoi beniamini, e uno più che valido.

⭐️⭐️⭐️⭐️

boards of canada, inferno, serendeepity, warp records