Alla Triennale Milano, in collaborazione con Fondation Cartier pour l’Art Contemporain, è in corso la mostra „Andrea Branzi by Toyo Ito. Continuous Present“, aperta fino al 4 ottobre. il progetto riporta al centro Andrea Branzi (1938-2023), figura chiave del design italiano: architetto radicale, designer, artista, teorico, critico, curatore, docente al Politecnico di Milano. Una mente che sapeva unire spunti diversissimi dentro uno spazio concettuale molto coerente e molto forte.
“Presente continuo” non è solo una metafora, ma il modo in cui Branzi ha sempre lavorato: un flusso costante di idee che non si esauriscono e continuano a interrogare il modo in cui viviamo, progettiamo e immaginiamo. Non esiste una fine o una forma definitiva. La mostra stessa restituisce “un momento preciso all’interno della vita della sua opera”, un racconto che attraversa tutte le fasi della sua carriera.
Questo approccio prende forma nello spazio attraverso lo sguardo di Toyo Ito, architetto giapponese e vincitore del Premio Pritzker, il Nobel dell’architettura. La loro collaborazione sembra un paradosso: due pensieri diversi, un’amicizia e uno scambio lunghissimi, durati anni senza che uno parlasse la lingua dell’altro o l’inglese. Toyo Ito appartiene a quella generazione di architetti giapponesi che è stata molto influenzata dal movimento radical italiano. E Branzi, con Archizoom, protagonisti del movimento, hanno sperimentato con idee molto pazzesche di architettura, inventando nuove maniere di vivere, di portare la diversità in un ambiente molto rigido che era l'architettura del XX secolo. In mostra, questo dialogo diventa un incontro tra due culture e due istituzioni, arte e architettura. Toyo Ito non si limita a esporre Branzi, ma ne traduce il suo pensiero in architettura, costruendo “uno spazio fluido concepito come un movimento continuo da cui emergono vortici”.
Lo spazio diventa un paesaggio. La mostra è concepita come un fiume, movimento. I flussi non sono solo visivi, ma aerei, informativi, percettivi, suggeriti dagli elementi scenografici. Orientano un visitatore in uno spazio, un territorio fatto da esperienze, senza imporgli una direzione precisa. è una libertà di ricerca sua che è centrale nel pensiero di Andrea Branzi. Però i flussi in qualche modo ne influenzano anche il comportamento del visitatore.
Il volume approfondisce le sue principali linee di pensiero e riunisce oltre 50 contributi di autori, progettisti e artisti internazionali, con un ampio corredo di immagini, fotografie, disegni e documenti inediti. Nella mostra ci sono oltre 400 opere tra disegni, modelli, oggetti di varia natura, diciamo, libri, testi, video inediti.
Il percorso si apre con due antefatti che chiariscono subito la direzione: Archizoom, cioè il primo Branzi, il più radicale e pop, quello di Superarchitettura, e No-Stop City. Quello spazio omogeneo e infinito si scioglie in un itinerario paesaggistico. La prima parte è più legata ai progetti urbani, di paesaggio, di architettura. La seconda parte invece si avvicina al mondo degli oggetti. Da qui emerge Animal City, una città senza gerarchie tra forme viventi. L’umano, gli animali e gli oggetti – tutto coesiste nello stesso tempo: interno ed esterno, naturale e artificiale.
Passato e futuro, categorie della città moderna, non funzionano più. Il presente è già una forma dinamica, in cui tutto accade simultaneamente. Non solo presente continuo, ma anche futuro continuo. Nel presente continua ad agire anche tutto quello che abbiamo visto e vissuto prima.
Come scriveva Andrea Branzi, „ L’“improvvisazione“ non si può „improvvisare“: qualsiasi invenzione ha bisogno di una lunga rincorsa, di un vasto territorio, a volte sotterraneo, da cui alimentarsi.“
In effetti la mostra si legge così: come un racconto che non chiude, che accumula, che ritorna su se stesso. Disegni, modelli, testi, installazioni non costruiscono una sequenza cronologica, ma un campo di possibilità. Architettura, oggetto, ambiente, teoria si mescolano fino a diventare indistinguibili. Non si tratta più di “fare architettura”, ma di pensare, di riflettere, di costruire un contatto con qualcosa di più profondo – l’essenza delle relazioni tra le persone, gli oggetti e lo spazio. Branzi stesso descriveva il proprio lavoro come una forma di prosa, un dialogo continuo tra letteratura, progetto, design e filosofia.
Al centro rimane una tensione fondamentale: quella tra architettura e design. L’architettura delimita, costruisce confini, pareti chiuse, nasce da un’intenzione unica – proteggere. Il design, invece, agisce attraverso micro-strutture diffuse, oggetti mobili, trasferibili, combinazioni che sono risultati di una miriade di progetti e che continuano a trasformarsi nel tempo. Per Branzi, il design diventa una forma di ricerca, simile alla fisica teorica: non applicazione immediata, ma sperimentazione e esplorazione di scenari possibili.
Anche per questo il suo pensiero non offre soluzioni, ma apre condizioni. Non impone forme, ma costruisce relazioni. E soprattutto, mantiene una fiducia radicale nell’umano, pur dentro una critica profonda della città contemporanea. Il suo lavoro resta provocatorio per farci capire che eravamo troppo firmi e reinterpretare come capiamo la natura, come capiamo lo spazio.
Alla fine del percorso, Toyo Ito ha messo uno specchio grande. Un dispositivo che Branzi aveva già utilizzato nelle sue mostre e in progetti come „No-Stop City“. Il gesto è coerente: rendere il visitatore parte del flusso, portarlo dentro il dialogo con Andrea Branzi. „Continuous Present“ misura la distanza tra noi e il mondo che Branzi aveva immaginato. E così la mostra non si conclude, ma continua.
Il 20 aprile, alle 11:30, ci sarà una speciale lectio magistralis – un incontro con Toyo Ito. Un’occasione grande per approfondire la mostra e aprire nuove riflessioni sui temi che attraversano la ricerca contemporanea.
Andrea Branzi by Toyo Ito. Continuous Present
Alla Triennale Milano, in collaborazione con Fondation Cartier pour l’Art Contemporain, è in corso la mostra „Andrea Branzi by Toyo Ito. Continuous Present“, aperta fino al 4 ottobre