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Sorry We Missed You
Non lavori per noi, lavori con noi.
   06 Dic 2019   |     Redazione   |     Fabiola Papini   |     permalink   |      commenti
Dal regista Ken Loach, dallo scrittore Paul Laverty e dal pluripremiato team dietro Io, Daniel Blake, arriva Sorry we missed you al cinema dal 2 gennaio e distribuito da Lucky Red in associazione con 3 Marys Entertainment.

Siamo a Newcastle, dove Ricky e la sua famiglia – la moglie Abby, l’irrequieto Seb e la piccola Liza – combattono contro i debiti causati dal crollo finanziario del 2008. Ricky è uno stacanovista, come lui stesso si definisce, e dopo numerosi e vari mestieri saltuari ha la possibilità di lavorare come autotrasportatore per una ditta in franchising. Ogni mattina dovrà recarsi in magazzino, caricare i pacchi, scansionare il lotto di colli affinché siano tracciati dall’azienda e dal cliente, calcolare il percorso ottimale e consegnare il pacco al domicilio esatto secondo l’orario previsto: solo nel caso in cui il cliente non fosse presente in casa è possibile lasciare un biglietto con su scritto “Sorry we missed you” e rimandare la consegna. Il tutto deve essere gestito autonomamente, perché come precisa il manager del magazzino in sede di colloquio “Non lavori per noi, lavori con noi”. Se inizialmente la speranza era quella di avere un reddito migliore per stare dietro alle tante spese, per Ricky è quasi l’inizio di un incubo: anziché un vero lavoro in proprio, si accorge presto che è peggio di essere dipendente. Stretto dai tempi contingentati per le consegne, che non permettono neppure una sosta in bagno, finisce con il non aver più tempo per la famiglia e l’equilibrio domestico ne subisce le conseguenze.

Il film ha un carattere bivalente: se da un lato è un dramma familiare intimo, dall’altro si propone come un atto d’accusa arrabbiato e meticolosamente studiato per un sistema economico insensibile e disumano.

Il sistema denunciato da Ken Loach è basato su una delle nuove forme di organizzazione dell’economia digitale: la gig economy. Si tratta di mestieri a tempo perso e saltuari, senza contratto, retribuiti a singola prestazione diffusi tramite l’utilizzo di siti e di applicazioni dedicati a mettere in contatto diretto domanda e offerta. I classici esempi sono le consegne a domicilio di cibo in motorino o bicicletta o l’uso dell’auto privata come taxi su richiesta. Un film che denuncia esplicitamente il sistema dei corrieri e dei trasporti, ma che dovrebbe anche far pensare a chi ne usufruisce in maniera frequente e che quindi diventa, con le sue esigenze o pretese, corresponsabile del meccanismo: acquirenti voraci e impazienti, pronti a ordinare in internet qualsiasi cosa e volerlo recapitato immediatamente, quali siamo tutti noi.
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