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Very Long Song Artist

Very Long Song Title

Gregory Porter
Il ritorno del Jazz nella musica contemporanea
   04 Nov 2026   |     Redazione   |     Ettore Ossi   |     permalink   |      commenti
Nato a Sacramento in California, si è poi spostato nella metropoli di New York a 33 anni, ha collaborato con artisti del calibro di Herbie Hancock, Chick Corea, Norah Jones e Sting, vincitore di due Grammy Awards, entrambi per la categoria Best Jazz Vocal Album, stiamo parlando di Gregory Porter.

Considerato da molti come l’uomo che ha riportato il jazz al centro della scena musicale contemporanea, lo stile artistico di Porter fonde oltre al jazz stesso, soul, blues e gospel in unico sound emotivo e allo stesso tempo romantico, che si riesce a cogliere soprattutto nelle esibizioni live e quella a cui abbiamo assistito ieri sera all’Alcatraz di Milano non è stata da meno.

L’intero concerto ruota principalmente attorno al concetto di Amore, con anche alcuni intermezzi di chiacchera tra il cantante e il pubblico, così come i testi dei brani performati durante la serata ne affrontano il tema, come Take Me to the Alley, di cui l’omonimo album lo ha portato a vincere un Grammy nel 2017, Hey Laura, della quale consigliamo di ascoltare anche le varie versioni live e Mr Holland, anche se quest’ultima in particolare parla più di gratitudine e accettazione che di amore vero e proprio. Un altro grande brano di cui c’è bisogno di parlare e On My Way to Harlem, questa volta l’amore non è per una persona, bensì per un luogo e per il ricordo di quelle che, per molti musicisti, tra cui Porter stesso, sono le vie in cui i giganti del jazz come John Coltrane e Nat King Cole hanno lasciato tracce e influenze indelebili. Insomma in questo elogio al famoso quartiere nonché più volte citato nel mondo della musica, il nostro cantante non nasconde i suoi gusti e le sue ispirazioni, considerando che King Cole rimane ancora oggi uno dei più grandi cantanti e pianisti jazz della storia.

Oltre che di jazz qui si parla di gospel, con un brano che mischia anche R&B e jazz-soul, Revival Song, una delle prime canzoni che abbiamo avuto il piacere di ascoltare, è una riflessione sulla paura e l’insicurezza del proprio spirito, presentata con un intro cantata in pieno stile blues, su una base più moderna, per poi evolversi in un brano tipicamente soul-pop e che termina, per quanto riguarda il testo e il tema principale, con l’intervento divino e una rinascita personale. Procedendo poi nell’esibizione si arriva incontro ad un altro brano gospel con sonorità vagamente R&B, Liquid Spirit, primo Grammy di Gregory Porter nel 2014 e primo suo album per Blue Note Records, dove energia, spirito e anima sono facilmente accessibili, essendo metaforicamente “liquidi” e facilmente disponibili per tutti noi. Sempre dello stesso album, oltre all’omonimo brano, Porter ci sbatte in faccia il suo disappunto sull’industria musicale e sulle strategie di marketing di quest’ultima con Musical Genocide, un forte messaggio sulla paura di perdere le proprie radici culturali, tra cantanti gospel che richiamano all’amore e musicisti blues che accompagnano con le proprie note racconti di rimpianti e di dolore, racconti vivi, veri e che richiamano alla propria anima e alla propria storia.

Amore e anima sono le parole chiave della musica di Gregory Porter e a sorpresa durante l’esibizione, sul filone degli artisti che purtroppo non ci sono più ma che comunque hanno segnato i loro percorsi nella storia della musica, non sono mancate cover sparse di un certo spessore come My Girl e Papa Was a Rollin’ Stone entrambe dei The Temptations. Un concerto assolutamente da non perdere, per chi ama il buon vecchio jazz, per chi si rilassa con le melodie dei crooners americani e per chi si esalta con il coinvolgente sound del gospel afroamericano.
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