Tragedia latina, sensibilità barocca, luci stroboscopiche, costumi visionari, una partitura elettronica dai bassi tonanti e una coreografia scandita da agitazione convulsa e da forme organiche. Dido and Aeneas di Dewey Dell è la ricomposizione elettroacustica dell’omonima opera barocca di Henry Purcell, ispirata all’Eneide di Virgilio.
La partitura di Demetrio Castellucci si configura come un paesaggio sonoro, che richiama la spazializzazione di un audio a 8 canali, percorso da un rumore meccanico fluido, abrasivo e in perenne mutamento; a questo si intrecciano percussioni gravi e profonde, mentre il libretto e l’orchestra dell’opera originale risuonano, trillano e si frammentano in glitch, evocando tempeste mitiche.
Al centro della narrazione c'è la coreografia di Agata e Teodora Castellucci, capace di dare vita ad ampie silhouette, tensione drammatica, geometrie e giochi d'ombra: attraverso sincronismi, ripetizioni e floorwork, emergono composizioni folgoranti che si fondono con impeto per poi disgregarsi all'istante.
Non mancano i tratti distintivi delle produzioni di Dewey Dell, come i manufatti sacri, l’uso dell'argento e i volti mascherati. Inoltre, la trasposizione scenica dei fenomeni naturali e il continuo attrito tra modernità e antichità si confermano nodi centrali delle scelte stilistiche della compagnia.
Lo spettacolo si apre tra schianti di tuono, bagliori di fulmini e un palcoscenico avvolto dall’oscurità. Al centro emerge una figura, mentre attorno danzatori avvolti in organza grigia si muovono vorticosamente e strisciano gli uni sugli altri, dando corpo a dense nubi tempestose. Questa presenza iniziale scivola da un ruolo all’altro, incarnando allo stesso tempo uno spirito, Cupido, e l'ancella di Didone, Belinda.
Didone fa la sua apparizione, adagiata sulla tempesta. Le nubi cingono Didone e Belinda, mostrandole mentre si stringono e lasciano ricadere il capo all’indietro. Infine Didone, trafitta dal dardo di Cupido e travolta da una passione furiosa, dà avvio al dramma. La musica si fa meccanica, distorta, satura di scariche statiche, protesa verso il culmine. Enea si materializza volteggiando, esibendosi in figure di breakdance e gettandosi al suolo in acrobazie. Si percepisce come i personaggi non siano altro che marionette possedute da forze superiori: ciascuno è in balia del destino e degli dei.
Una sequenza di quadri conduce verso l'apice drammatico: prima una caverna, dove una maga e i suoi adepti tramano la rovina di Didone; poi una foresta, che rilegge il mito di Diana e Atteone sostituendo la scena di caccia dell’opera di Purcell; un cantiere navale in cui i marinai danzano spensierati su una linea di basso sincopata, calda ed esplosiva; infine la reggia, dove si consuma la tragedia di Didone con la partenza di Enea.
La performance si chiude con una versione elettronica del lamento di Didone (Dido’s Lament). Mentre la regina avvelenata esala dalle labbra un liquido bluastro che le riga il petto, l’inconfondibile basso cromatico discendente dell’aria di Purcell scivola avanti e indietro in una cadenza senza fine: attraversa la scena dell'agonia come una sirena e continua a vibrare anche dopo il calare del sipario.
L’anteprima italiana ha avuto luogo a Triennale Milano il 3 e 4 ottobre 2026, nell’ambito del FOG Festival.
Lo spettacolo debutterà ufficialmente il 7 ottobre 2026 a Torino, ospite del festival Torinodanze, per poi proseguire in tournée lungo la penisola fino all’ultima replica al CSS Teatro di Udine, il 28 novembre 2026.
Ideazione e regia: Agata Castellucci, Teodora Castellucci, Vito Matera
Con: Agata Castellucci, Teodora Castellucci, Alberto Galluzzi, Trevor Louw, Francesca Siracusa
Musiche originali: Demetrio Castellucci
Coreografie: Agata Castellucci, Teodora Castellucci
Drammaturgia, disegno luci e scene: Vito Matera
Costumi: Dewey Dell, Guoda Jaruševičiūtė
Voce soprano: Benedetta Zanotto
Assistenza luci: Isadora Giuntini
Realizzazione scene: Laboratorio scenografia Pesaro - Lidia Trecento
Organizzazione: Valeria Fărîmă
Produzione: Dewey Dell
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