Da settembre 2026 lo spazio in Viale Lucania 18, conosciuto per anni come Politeatro, diventa Teatro Corvetto, con la gestione di Teatri Possibili e la direzione artistica di Corrado d'Elia. All’inizio lui aveva altri progetti e non voleva prendere in gestione una nuova sala. Poi gli abitanti hanno cominciato ad affacciarsi, chiedendo se sarebbero arrivati spettacoli, musica, qualcosa da condividere. Quella curiosità gli ha fatto cambiare idea. E così da una domanda fatta entrando durante le prove: «Ma allora si fa teatro?», - si nasce il Teatro Corvetto.
«Mi piace l’idea di appartenere al Corvetto», racconta d'Elia. Il nome esprime un desiderio di costruire un luogo del quartiere che dia anche al resto di Milano un motivo per raggiungerlo. «Parlare di periferie non vuol dire parlare di teatro periferico».
Però, da studentessa a Milano, difficilmente penserei al Corvetto come la prima proposta nella chat quando si organizza una serata. Il quartiere si porta dietro una reputazione complessa e difficile: tensioni e fragilità sociali. La sensazione d'insicurezza, soprattutto la sera, può pesare sulla voglia di andarci. È una percezione che condiziona anche me. Ma tra mercati, bar e persone che abitano le sue strade c’è anche una vita che quella reputazione racconta poco. Contribuire a riqualificare il quartiere attraverso la cultura significa anche valorizzare questa vita, creando più occasioni per incontrarsi. E sarebbe un lavoro grosso da fare ma non impossibile.
L'impegno del Teatro Corvetto proseguirà infatti anche fuori dalla sala: «Noi saremo nei mercati, noi saremo per le piazze, noi saremo per le strade». Prezzi accessibili, volontari e collaborazioni locali accompagneranno il progetto, insieme a spettacoli rivolti alle comunità araba, cinese e sudamericana. Il desiderio di d'Elia è che chi entra per un appuntamento torni per gli altri: «Mischiarsi, mischiarsi, mischiarsi».
La stagione 2026/27, inaugurata da Novecento di Baricco, attraversa mondi molto diversi: i racconti di Marco Baliani in Tracce, un Amleto immerso nell’interzona di William Burroughs, Mistero Buffo con Lucia Vasini. E poi emarginazione, viaggi nei ghiacci e, con Oblomov Show, la paura di ricominciare, rinunce e vita rimandata. Un tema che potrebbe parlarci da vicino, tra un esame da recuperare, un'ansia di fallimento di nuovo e il dubbio su cosa fare dopo.
«Sono felice di piantare un seme e spero che, con il tempo, possa dare buoni frutti. Porto al Corvetto quella spinta artistica e aggregativa che fa parte della mia natura e della storia di Teatri Possibili, lasciando che sia questo luogo a indicarci, giorno dopo giorno, la strada,» condivide d'Elia. Perché una porta aperta solo è un inizio. Non risolve da solo le difficoltà di un quartiere. Può però diventare un posto da frequentare, nel quale fermarsi e incontrarsi: «Un teatro di tutti per tutti». E, magari, nel futuri dare un significato nuovo a quella proposta in chat: «Andiamo al Corvetto».
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Nasce il Teatro Corvetto
Nell'ex Politeatro, Corrado d'Elia inaugura la prima stagione tra prosa, incontri multiculturali e un quartiere da riscoprire