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La tempesta
Giuseppe Scordio firma una rilettura dell'ultimo capolavoro di William Shakespeare. Dal 24 al 29 aprile allo Spazio Tertulliano
   22 Apr 2026   |     Redazione   |     Giuseppe D'amico   |     permalink   |      commenti
The Tempest, l’ultima (grande) opera scritta interamente da Shakespeare, si apre con l’eponimo evento rappresentato in maniera caotica, in cui si scorge un’umanità che, una volta perso il controllo sulle proprie circostanze, è dominata da rabbia e aggressività. Ne La tempesta, l’adattamento per il grande schermo a cura di Giuseppe Scordio, lo stesso nubifragio è invece scarnificato attraverso una messinscena statica e un velo d'ombra che adorna i volti dei personaggi. Forse per loro la catastrofe è arrivata ormai da tempo?

Prima di andare oltre è necessario contestualizzare: il film nasce e viene girato nel 2021 dallo stesso Scordio con Attilio Tamburini in piena pandemia, un periodo a dir poco incerto non solo per l’industria dello spettacolo ma anche per i rapporti umani. La tempesta parte quindi da una condizione di fragilità che oltrepassa il singolo per abbracciare la società tutta, e la cristallizza tramite l’isola d’Ischia, la principale ambientazione del film, che costituisce una natura quasi intatta dalla civilizzazione che porta l’uomo a confrontarsi con ciò che è e a chiedersi in che tipo di società vuole vivere. Un rapporto costruito visivamente dalla fotografia desaturata (a cura di Francesca Mantero) che equipara uomo e ambiente, i personaggi si confondono tra gli elementi naturali in un equilibrio che è continuamente destabilizzato dalle passioni dell’uomo.

In Shakespeare la tempesta era simbolicamente l’innesto di un percorso di cambiamento per i personaggi, il quale permetteva che alla fine dell’opera emergesse un vero e proprio “nuovo mondo” depurato da tirannia e prevaricazione, tutti i personaggi subiscono una trasformazione e diventano più consapevoli del loro posto nella società. Quella che la coppia Scordio-Tamburini mette in scena è invece una prospettiva più pessimista, che si configura tramite una modifica strutturale al testo originale: il monologo di Gonzalo (interpretato dal compianto Gianni Quillico, deceduto il 19 aprile) sul mondo ideale e la conseguente derisione da parte dei compagni del secondo atto vengono collocati dopo la redenzione finale, suggerendo che sebbene l’uomo abbia la possibilità di cambiare ciò non implica un miglioramento della realtà materiale, che rimane terreno aperto di lotta.

È proprio qui che si inserisce l’importanza di salvaguardare le arti e la loro capacità di immaginare nuovi mondi, che costituisce il punto centrale della riflessione formale dell’opera. Rovesciando il carattere metateatrale di The Tempest, il film di Scordio e Tamburini è contraddistinto da un sincretismo linguistico per cui l’impianto teatrale viene minato da dispositivi puramente cinematografici – come la magia di Ariel che trova incarnazione in soggettive da un punto di vista plurime, lo sguardo è allo stesso tempo di Ariel e del personaggio affetto dall’incantesimo – per poi tornare, con l’ultimo monologo di Prospero/Scordio, sul palcoscenico. Rivolgendosi a un pubblico inesistente egli si congeda con le parole del drammaturgo inglese: “Noi siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni”. Cosa succederebbe quindi, se perdessimo la capacità di sognare?

La Tempesta

Dal 24 al 29 aprile
allo Spazio Tertulliano di Milano
Il 13 maggio
al Cinema Troisi di San Donato Milanese
Il 21 maggio
al Cinema Astra di Como

Regia di Giuseppe Scordio e Attilio Tamburini
Prodotto da iBeHuman e Spazio Tertulliano
Con Giuseppe Scordio, Zoe Pernici, Jasmine Monti, Alberto Baraghini, Alberto Mancioppi, Gianni Quillico, Stefano Annoni, Enzo Giraldo, Gustavo La Volpe e Maddalena Scordio
Sceneggiatura di Giuseppe Scordio
Direzione della fotografia di Francesca Mantero
Montaggio di Cristian Dondi
Costumi di Sasha Nikolaeva
Colonna sonora di Franco Parravicini e Ekaterina Shelehova
Assistente alla direzione artistica Gianfilippo Maria Falsina Lamberti
Traduzione di Gabriele Baldini
Post-produzione audio di Roberto Natale
Ufficio stampa Parole&Dintorni
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