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Paul McCartney: Man On The Run - Recensione documentario
Uno sguardo inedito (questa volta per davvero) sulla seconda vita di Paul McCartney dopo lo scioglimento dei Beatles
   03 Mar 2026   |     Redazione   |     Tancredi Pezzoni   |     permalink   |      commenti
Per chi, come il sottoscritto, è malato di Beatles da tutta la vita, l'entusiasmo per del nuovo materiale d'archivio, in relazione alla quantità di contenuti già assimilati lungo gli anni, assomiglia a una parabola discendente.

Ciononostante, e chi è afflitto da questa patologia lo sa, finiamo inevitabilmente per consumare con dedizione qualsiasi "nuova" retrospettiva sui quattro di Liverpool, sia essa un documentario, un film o una versione estesa dei vecchi album.

Ecco dunque come mai il giorno dell'uscita di Paul McCartney: Man On The Run, distribuito in Italia da Prime Video, mi sono seduto sul divano e ho premuto play. A onor del vero questa volta c'era un pizzico di curiosità in più: si trattava di una monografia su Paul McCartney, e soprattutto si concentrava sull'inizio della sua carriera solista, un periodo che non era stato ancora approfondito a fondo, per lo meno non quanto la storia dei Beatles.

E le premesse sono state effettivamente rispettate: in circa due ore di documentario i Beatles non sono mai i protagonisti, e quando vengono chiamati in causa sono inseriti magistralmente nella narrazione della vicenda umana di McCartney, a testimonianza di quanto l'esperienza che nel 1970 si era appena conclusa continuerà a influenzare Paul nei decenni successivi.

I veri protagonisti del film sono, invece, i Wings, che, sebbene sia insincero non chiamarli "la seconda band di Paul McCartney", meritavano da molto tempo di essere approfonditi e celebrati. Il documentario restituisce un meritato ruolo centrale a Denny Laine, che sarebbe rimasto col gruppo fino alla fine, ma anche ai vari chitarristi solisti e batteristi che si sono alternati nelle quattro diverse formazioni.

La testimonianza più preziosa di questa retrospettiva, tuttavia, è senz'altro quella sul ruolo di Linda McCartney, che è stata la vera ragione dietro la rinascita artistica del marito una volta terminata l'esperienza dei Beatles. Nelle due ore di documentario riusciamo ad apprezzare l'evoluzione artistica di Linda, che non solo impara a diventare cantante e musicista partendo da zero (era una fotografa), ma riesce a occupare il vuoto immenso lasciato da John Lennon a fianco di McCartney, e a dar vita a un sound che regge il continuo confronto con quello dei Beatles. Tutto questo, viene ricordato, sopportando nei primi anni '70 un odio del pubblico secondo solo a quello rivolto a Yoko Ono.

Vi sembrerà strano ma, credetemi, nel 2026 Paul McCartney: Man On The Run si aggiunge come un frammento fondamentale della grande vicenda del musicista più famoso di sempre, ne mette in luce un inizio di carriera che è assolutamente da celebrare molto più di quanto non sia stato fatto (McCartney e Ram), e racconta finalmente la storia della band con cui è rinato. Tutto questo con una narrazione e una regia profondamente emozionanti.
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