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Very Long Song Artist

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CONFERENZA STAMPA DI SABATO
Sono arrivati i chiarimenti e le dichiarazioni
   28 Feb 2026   |     Redazione   |     Luciano Oliva   |     permalink   |      commenti
La conferenza stampa del sabato mattina si apre con il consueto saluto delle istituzioni. Il sindaco rivendica l’immagine di Sanremo e dell’Italia come Paese in cui ci si può divertire, fare spettacolo e cultura insieme. Ringrazia i giornalisti per il lavoro “puntuale e appassionato” di questi giorni. Sulla stessa linea l’assessore al Turismo, che sottolinea il valore dell’indotto e della promozione territoriale: il Festival non è solo musica, ma racconto di un’intera città.

Auditel
I numeri della quarta serata parlano chiaro: 10,8 milioni di telespettatori, con il 65,6% di share. Dati in crescita rispetto alle serate precedenti, come riportato anche dalle principali agenzie di stampa e dai servizi Rai dedicati al bilancio quotidiano del Festival.
Il panel parla di “Festival in continua crescita, senza flessioni”. Anche se – confronto alla mano con alcune edizioni passate – il quadro sarebbe meno trionfalistico di quanto raccontato ufficialmente.
Viene inoltre ribadito il ruolo strategico del Dopofestival, definito uno spettacolo ricco di contenuti, capace di intercettare pubblico giovane e amplificare i risultati complessivi della serata.

Carlo
Carlo (Conti) appare soddisfatto e orgoglioso. Parla di entusiasmo e ringrazia gli artisti per aver messo in scena “un grande spettacolo”. Poi dedica parole sentite ai tecnici luci, alla scenografia e a tutto il backstage: “Senza di loro questo Festival non esisterebbe”.
Ringrazia Laura per la serata delle cover, Alessandro Siani e i co-conduttori della finale, tra cui Nino Frassica e Giorgia Cardinaletti.

In apertura di Festival aveva definito questa edizione “democratica e cristiana”. Cosa c’è stato di “cristiano” in questi giorni? “Spero tutto”, risponde. Dagli interventi contro la guerra ai momenti dedicati alle persone con disabilità, fino ai messaggi contenuti nelle canzoni.

Il caso Pooh
Perché il premio alla carriera non sul palco dell’Ariston ma in piazza? Decisione condivisa: i Pooh hanno scelto di esibirsi all’esterno, trasformando il riconoscimento in un momento di festa popolare.

Il caso Gassmann
Sayf porta la mamma, Raffaele la figlia, Serena la sorella. Nessun divieto per i familiari, chiarisce la direzione artistica. Il disguido con Leo Gassmann sarebbe legato alla scelta di non pubblicizzare fiction Rai durante il Festival: meno “marchette” e più spazio allo spettacolo puro.

Irina Shayk e le polemiche
Alla domanda sulla presenza di Irina Shayk, citata nei cosiddetti “Epstein Files”, Carlo risponde in modo netto: la scelta è ricaduta sulla top model per il suo profilo artistico e mediatico, non per vicende estranee al contesto festivaliero.

Il bacio Levante–Gaia
Il bacio tra Levante e Gaia? “C’era già alle prove”, viene precisato. Nessuna censura, assicurano. La pubblicazione social non sarebbe stata una risposta alle polemiche, ma una scelta editoriale legata alla gestione delle immagini in gara. In sala stampa, però, più di qualcuno resta scettico.

Politica e referendum
Fedez parla di una presunta “carta” che limiterebbe riferimenti al referendum. Malika e Carlo, invece, hanno invitato ad andare a votare. La linea ufficiale è chiara: sul palco, durante le esecuzioni legate alla gara, non ci si espone politicamente. Fuori, sì. Gli artisti firmano un codice etico che regola questi aspetti.

Superficialità nei messaggi?
Alla domanda sulla presunta superficialità nella trattazione di temi importanti, la risposta è pragmatica: la “potenza di fuoco” comunicativa del Festival impone messaggi comprensibili a pubblici molto diversi. La responsabilità è enorme, ma bisogna parlare a tutti. “Non siamo tutti boomeroni”, scherza qualcuno dal panel.


Laura
Laura riflette sull’evoluzione tecnica della musica: oggi innovazione nei suoni e negli arrangiamenti è fondamentale, ma guai a dimenticare la melodia italiana. “Dobbiamo imparare da ciò che ci è stato lasciato, per creare qualcosa di nostro senza tradire le radici”.

Sul confronto tra Eurovision e Sanremo: l’Eurovision è stata una delle esperienze più belle e internazionali della sua carriera, ma Sanremo è più profondo, più emotivamente impegnativo. “Incute più paura”, ammette.

La sua freschezza colpisce sempre. “Non vivendo tanto in Italia, mi manca. Essere qui mi fa sentire più vicina al nostro Paese”.

Condurrebbe Sanremo? “Pensavo di non volerlo fare mai. Ora non voglio smettere”. Con Elisa lo farebbe volentieri. Accanto vorrebbe una persona capace, indipendentemente dal genere.

Sul messaggio “No è no. Stop a tutte le guerre”: meglio una frase breve e intensa, dice, che un discorso lungo da cui il pubblico potrebbe distrarsi.


Giorgia Cardinaletti
Per lei è quasi un ritorno a casa. È stata moderatrice in sala stampa anni fa, poi inviata del Tg. La pressione non la spaventa: “Ho già occupato tutti i balconcini, ora tocca al palco”.

La sensazione, a poche ore dalla finale, è quella di un Festival solido nei numeri, attraversato da polemiche inevitabili ma capace di tenere insieme spettacolo, dibattito e intrattenimento. E, come sempre, sarà il palco dell’Ariston a dare l’ultima parola.
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