Terza serata di Sanremo 2026: finale delle Nuove Proposte, altri 15 Big in gara, ospiti internazionali e una sala stampa che alterna standing ovation a silenzi glaciale.
Si parte con la finalissima delle Nuove Proposte.
Sul palco Angelica Bove con “Mattone” e Nicolò Filippucci con “Laguna”. Due esibizioni intime, personali, cariche di emotività e musicalità vera. Lei più viscerale, lui più sospeso e poetico.
Angelica porta a casa sia il Premio della Critica “Mia Martini” (Sala Stampa Roof) sia il Premio Sala Stampa “Lucio Dalla”.
La vittoria delle Nuove Proposte 2026 va invece a Nicolò Filippucci.
Non vi diremo chi abbiamo votato (deontologia prima di tutto), ma poter esprimere una preferenza in un contesto così è un’emozione enorme.
Gazzoli ringrazia pubblicamente per l’opportunità: e si vede che per lui è un momento speciale.
Aprono i big Maria Antonietta e Colombre: brano elegante, atmosfera sognante. In sala stampa però poco fermento, applausi sparsi, attenzione altrove. Non un flop, ma nemmeno un’esplosione.
Sale sul palco Irina Shayk, al suo primo Festival. “Carlo, sono qui per te”, dice sorridendo. Ricorda che Sanremo è parte del DNA italiano: presenza internazionale, ma con rispetto per la tradizione. Se vi steste chiedendo perchè fosse li, qualcuno dice sia stata la scelta in sostituzione a Pucci.
Leo Gassmann è preciso, centrato. E sì, in redazione qualcuno sottolinea anche il fattore estetico. Tra fiorellino al microfono e abbraccio a Carlo Conti, colleziona punti preziosi al Fantasanremo.
Momento solenne: Giulio Rapetti Mogol riceve il premio alla carriera dalla città di Sanremo. In sala stampa si canta a squarciagola, tra emozione e memoria collettiva. È uno di quei passaggi che ricordano perché questo Festival esiste.
Scende le scale Malika Ayane: look divisivo, ma il brano fa muovere la stampa. Elegante, raffinata, sempre coerente con la sua cifra.
Poi arriva Ubaldo Pantani in versione tricolore, con quella parlata straniante e un’ironia chirurgica. Una vera boccata d’aria: imitazioni azzeccate, tempi comici perfetti. Tra i migliori interventi della serata.
Intermezzo istituzionale per la pace: messaggio importante, realizzazione impeccabile, ma in sala stampa l’accoglienza è fredda. Il rischio “solo parole” aleggia, e il momento perde un po’ di forza emotiva.
Sottofondo pop durante la discesa di Irina (sì, Charli XCX): nulla di epocale, ma qualcuno in redazione era già in modalità karaoke, IO.
Arriva Sal Da Vinci: attento al Fantasanremo (spolverata strategica inclusa), porta un brano che parla di promessa e devozione. La sala stampa reagisce bene, l’Ariston pure. È il favorito in Sala Stampa Lucio Dalla: piace a TUTTI.
Tredici Pietro purtroppo non conquista. La stampa resta tiepida, manca il guizzo.
Intermezzo con Virginia Raffaele e Fabio De Luigi, lì per promuovere il loro film. Sketch musicale ironico, orchestra coinvolta, comicità surreale. Io ridevo, la redazione meno. Divisione interna, ma momento leggero e ben costruito.
Riascoltando Raf, il pezzo non è affatto male. Certo, per qualcuno è la “pausa pipì”, ma la struttura regge e l’eco di certo pop italiano (qualcuno dice Tiziano Ferro) si sente.
E poi il momento internazionale: Eros Ramazzotti e Alicia Keys. Cantano insieme, poi arriva Empire State of Mind dall’Ariston e… perdonateci, ma eravamo in piedi a cantare. Momento globale, potente, da pelle d’oca.
Subito dopo tocca a Francesco Renga. E sì, esibirsi dopo Alicia Keys è oggettivamente complicato. Il confronto è ancora fresco, l’energia resta su New York. Non cattura come avrebbe potuto.
Eddie Brock, dopo un piccolo inciampo iniziale, riesce però a rimettere in carreggiata l’esibizione. Finale cantato da tutti, coinvolgimento pieno.
Standing ovation per Serena Brancale: non solo all’Ariston, ma anche in Sala Stampa Lucio Dalla. Brano intenso, interpretazione sentita dall’inizio alla fine. Uno dei momenti emotivi più forti della serata.
Samurai Jay fa scalpore: porta Belén all’Ariston e la foto social con il prosecco bevuto dai piedi della showgirl divide. C’è chi lo trova fuori luogo, chi dice “beato lui”. Noi? Diciamo che a Sanremo anche questo fa spettacolo. Per chi se lo stesse chiedendo è un riferimento a Tarantino.
La nostra principessa Disney, Arisa, incanta: look curato, voce impeccabile, applausi convinti. Anche lei non dimentica il Fantasanremo.
Michele Bravi inserisce vocalizzi particolari, scelta artistica che spiazza. Il ritornello però resta in testa, e la canzone mantiene forza.
Luchè non convince la sala stampa: atmosfera piatta, poca reazione. Serata no.
Mara Sattei invece piace: il pubblico canta, si emoziona. Anche a fine maratona la sua delicatezza arriva.
Sayf conquista: brano accattivante, piccola coreografia che unisce tutti. In sala stampa si canta forte. Se vincesse? Non sarebbe uno scandalo.
Chiude con classe comica Vincenzo De Lucia: frecciatine precise, imitazioni calibrate. Geniale.
E arriviamo ai primi cinque della serata, annunciati in ordine casuale:
Arisa
Sayf
Luchè
Serena Brancale
Sal Da Vinci
Terza serata intensa, internazionale, con momenti altissimi e qualche passaggio meno riuscito. Ma il Festival continua a farci cantare, discutere e – soprattutto – restare svegli fino a tardi.
Noi ci vediamo domani. Sempre qui, sempre pronti.
Sal Da VINCE?
commenti a caldo della serata di ieri