Fino al 22 Marzo, in mostra alla Triennale di Milano il progetto vincitore del Premio Luigi Ghirri per la Giovane Fotografia Italiana di quest'anno. Davide Sartori ci accompagna nella sua scoperta delle proprie radici, in un'esposizione delicata ma profonda.
(In copertina: Lido di Spina di Luigi Ghirri, a cui il premio GFI è intitolato.)
"The Shape of Our Eyes, Other Things I Wouldn’t Know" ruota intorno al ricongiungimento tra gli unici due soggetti, il fotografo e suo padre, da cui per molto tempo è stato distante e che quindi non conosce.
L'allestimento stesso, a cui va una menzione onorevole per originalità e cura, contribuisce a renderne l'idea: un lungo corridoio separa due serie di fotografie simmetriche, sia fisicamente che concettualmente.
Se la prima è concentrata sull'esplorazione dei luoghi di lavoro del padre e anche del nonno, l'aeroporto, calandosi nella storia della propria famiglia, nella seconda l'artista porta i suoi due soggetti nel proprio regno. Li ritrae da diverse inquadrature, ne confronta l'aspetto, li mette letteralmente nei panni dell'altro e li fa interagire in "prova di fiducia", la stampa più potente dell'esposizione. In fondo al corridoio la sintesi perfetta di questo atto conoscitivo: il figlio che vestito da pilota entra in cabina di pilotaggio, immergendosi definitivamente nel mondo del padre.
Ne risulta un racconto unitario ed intrecciato, impattante ma molto delicato e genuino. Le immagini sono semplici nella composizione e nell'utilizzo dei colori, rimanendo estremamente espressive.
Questa contrapposizione tra semplicità comunicativa e densità significato è spesso molto difficile da raggiungere, e questa mostra ci riesce perfettamente.
Volendo fare un parallelismo con l'autore di cui il premio porta il nome, possiamo trovare tanto dell'eredità di Luigi Ghirri in questo progetto. Per la sopracitata semplicità delle immagini, per l'attenzione ai luoghi e per l'approccio giocoso alle inquadrature e all'immagine.
Ma più di tutto si vede in questo progetto la concezione che Ghirri aveva della fotografia stessa. Non solo produzione visiva, ma medium per esplorare la realtà e strumento per porsi delle domande.
E in questo caso, per mettere se stessi al centro dell'indagine, indagare i rapporti umani, mettersi a nudo e conoscere l'altro.
Non possiamo che consigliarvi la visita di questa mostra (gratuita!) e augurare a Davide Sartori di proseguire nella sua carriera con la stessa brillantezza con cui l'ha iniziata.
The Shape of Our Eyes, Other Things I Wouldn’t Know
Davide Sartori alla Triennale