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Very Long Song Artist

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20 anni di Donuts, la lettera d'amore di J Dilla
Il 7 febbraio del 2006 veniva pubblicato l'ultimo album a cui Jay Dee aveva lavorato ancora in vita. Il leggendario producer sarebbe morto tre giorni dopo, lasciandoci questo omaggio finale alla musica e alla vita.
   07 Feb 2026   |     Redazione   |     Tancredi Pezzoni   |     permalink   |      commenti
Il ventesimo anniversario di Donuts ci obbliga a una riflessione sullo stato di forma dell'hip hop, che inevitabilmente assumerà sfumature amare.

J Dilla, nato James Dewitt Yancey nel 1974, era del resto l'anello di congiunzione tra il rap delle origini (era stato scoperto dagli A Tribe Called Quest), e la generazione di innovatori che avrebbero stravolto e dato nuova linfa vitale al genere, guidati da Kanye West.

La sua carriera: una parabola breve ma folgorante, ci costringe a guardare all'epoca di hip hop che non rivivremo mai più, mentre assistiamo a ciò in cui questa musica mutevolissima si è trasformata, anche grazie a lui. Da enfant prodige è diventato una leggenda in una manciata di anni, ispirando un movimento a cui non avrebbe assistito.

Se volessimo ridurre l'arte di Dilla a una definizione, ci basterebbe invertire uno dei suoi pseudonimi: Jay Dee, cioè Dee Jay, Disc Jockey. Dilla infatti, nonostante rappasse saltuariamente, era principalmente un beatmaker, le sue basi erano un condensato densissimo di tutta la sua onnivora passione per la musica, contenevano sample inusuali, oscuri, pattern ritmici insoliti e parti suonate. Una cosa però accumulava tutti i suoi lavori: erano inequivocabilmente umani.

Non sorprende, quindi, che quando dovette affrontare la malattia debilitante che lo portò alla morte, espresse nel suo ultimo lavoro tutta questa umanità, nella forma più sublime, pur senza dire né cantare una parola lungo gli oltre quaranta minuti di Donuts.

L'ultima fatica di J Dilla è stata composta e registrata nel periodo più difficile della sua malattia, tra lunghi periodi di ricovero in ospedale, e una speranza sempre minore di poterla superare ancora una volta. Dai 31 brani, di cui soltanto uno supera i due minuti, emerge una persona preoccupata, triste, ma determinata a immergersi totalmente nell'arte che aveva sempre amato, per comunicare nel miglior modo possibile la sua vicinanza e la sua gratitudine alle persone che gli erano state affianco.

In ciascuno dei brevi quadretti musicali che compongono l'album, l'idea musicale è una e ben definita, e spesso esalta e rende brillanti i brani campionati, che assumono significati nuovi e inaspettati. J Dilla si serve di frasi, ritornelli, a volte singole parole, affinché parlino al posto suo: dallo struggente "Save me" che si può ascoltare in Workinonit, all' "I Love You" che viene fatto emergere dal sample utilizzato in U-Love, fino al "Don't Cry" che viene rivolto alla madre nella traccia omonima.

Jay Dee, come sempre, non discrimina tra generi musicali, e pesca sample da brani e artisti diversissimi tra loro: c'è il rock, lo swing, l'hip hop stesso, è presente addirittura un frammento di un live di Frank Zappa. Sceglie, però, di affidare la sua eredità umana e musicale a un genere ben specifico: il soul, che come indica il nome, è la musica che proviene dall'anima, senza filtri o mediazioni. J Dilla voleva comunicare le sue emozioni più profonde e ineffabili, e sceglie di farlo attraverso il suo amore per la musica. Tra le tracce di Donuts gli artisti che aveva ascoltato per tutta la vita parlano per lui.
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