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La radio è un prodigio tecnomagico
Le "sette tesi sulla magia della radio" secondo Massimo Cirri
   19 Nov 2017   |     Redazione   |     Salvatore Sisca   |     permalink   |      commenti
A POLI.RADIO lo sappiamo: la radio non è morta, ma risorge continuamente.
A dimostrazione di ciò esistiamo noi ed esiste anche un libro deliziosamente radiofonico di Massimo Cirri (Rai Radio 2), Sette tesi sulla magia della radio: siamo accorsi alla presentazione di questo libro Bompiani, in occasione di Bookcity Milano 2017.


L'autore si è raccontato e si è fatto raccontare da amici/colleghi di una vita, Sara Zambotti, Gian Marco Bachi e Luca Sofri, durante una divertente chiacchierata che ha percorso la storia della radio e del nostro bisogno della stessa.
Il "disperato appello" è sempre presente e rimane una sorta di assicurazione sulla vita di questo medium, perché finché ci sarà l'intrinseca solitudine umana, ci sarà la radio. L'uomo ha bisogno di sentirsi in un circuito costante di comunicazione.


Il libro, come ricordato dai presentatori, è un genuino figlio del suo autore e funzionerebbe tranquillamente se letto in radio. Ripercorre i vari aneddoti che hanno segnato la nascita, la vita e le varie resurrezioni dalle radio; a cominciare dall'incidente del Titanic, che ha paradossalmente generato l'idea di trasformare le trasmissioni telegrafiche in trasmissioni radiofoniche per le notizie. Un naufragio di inizio secolo ha in qualche modo fatto salpare la radio come la conosciamo noi oggi, mentre un'altra nave ( pirata) negli anni '60 ha spiegato le vele della musica al suo interno: le analogie marittime non sono certo una casualità storica, ma rappresentano ancora una volta l'eterno bisogno umano di comunicazione, prima fra porto e mare aperto, poi fra conduttori e ascoltatori.


La radio rimane un perfetto strumento di "intimità collettiva", attraverso il quale ci si può sintonizzare umanamente e in modo naturale gli uni agli altri. Chiaramente il linguaggio della radio è cambiato e continua a cambiare, ma questa modulazione incessante è parte integrante del mezzo, perché linguaggi diversi (notizie, racconti, musica) comunicano a persone diverse. Comunicare è la sintonia che cerchiamo, evocata da quel morbido gesto umano delle due dita che girano la manopola della frequenza sul dispositivo radiofonico.


Le radio intese come dispositivi, tra l'altro, non esistono neanche più: sono integrate in molteplici oggetti e pur non vendendosene più, se ne vendono sempre di più. Anche questa è magia. La magia della sparizione materiale dell'oggetto, che per assurdo ha aumentato la sintonia tra le persone e riesce ad entrare di più nella vita delle persone. La magia di qualcosa (o qualcuno) di impalpabile, ma al tempo stesso capace di entrarti dentro come nient'altro e capace di unire la dimensione comunicativa pubblica a quella privata.

L'incontro tra conduttore e ascoltatore ora è anche libro, per ascoltare anche con gli occhi e cogliere la magia inudibile della radio.
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