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SPORTING CLUB STORY: ALESSANDRO DEL PIERO
Storia del campione in grado di inventarsi il suo gol, il gol "alla Del Piero"
   07 Dic 2018   |     Sporting Club   |     Pietro Galimberti   |     permalink   |      commenti
Lo sport ha avuto i suoi protagonisti e noi di Sporting Club vogliamo raccontarveli.
Ogni martedì dalle 19 alle 20 siamo in diretta su poliradio e, commentando gli eventi sportivi, diamo sempre uno sguardo al passato, fondamentale per capire lo sport contemporaneo.
La nostra rubrica story ci porta alla scoperta di uno dei più grandi attaccanti italiani della storia del calcio, il più forte numero 10 della Juventus che la portò in cima al mondo con i suoi gol: Alex Del Piero
Se volete ascoltarla raccontata da noi la trovate qui.
Se preferite leggerla riportiamo di seguito il testo.


"Non sono moltissimi i professionisti nel mondo del calcio che hanno vinto una Champions League.
Ancora meno sono quelli che hanno conquistato la Coppa con la maglia della Juventus: solo in due occasioni i bianconeri sono arrivati fino in fondo al cammino.
Nell’ultima, era la stagione 1995-1996, c’era un giocatore che è stato protagonista dei sogni di ogni tifoso bianconero degli anni Novanta, Duemila e sarà per sempre ricordato come uno dei più grandi attaccanti in maglia bianconera: Alessandro Del Piero.
Trattandosi di un grande campione si possono enunciare numeri e statistiche per tentare di determinarne il valore: niente di tutto ciò riuscirà mai a descrivere completamente ciò che è stato.
Come fu per Pinturicchio con Raffaello, il primo allievo del secondo, è stato cosi anche per Del Piero e Baggio: soprannomi dati ai due dall’avvocato Gianni Agnelli, forse inconsapevole di come, se mai sia necessario fare un paragone, l’allievo avrebbe superato ben presto il maestro.
E il 1995, l’anno in cui i dirigenti bianconeri lasciano andare via il “Divin Codino” per affidare la squadra ad un ventenne, fu un passaggio di consegne pieno di dubbi, ma che fu solo l’inizio di una carriera unica.
L’unicità di Del Piero parte dall’essere da solo nella lista dei calciatori in grado di segnare in tutti e quattro gli stadi della Juventus: il Comunale, il Delle Alpi, l’Olimpico e lo Stadium.
Una piccola distanza chilometrica ma una grande distanza temporale: dall’ombra della Mole è stato protagonista nel mondo per oltre un ventennio, vincendo in Europa a soli 20 anni e riuscendo 10 anni dopo a portare l’Italia in cima al mondo nella finale di Berlino 2006, dopo aver segnato il gol decisivo alla Germania in semifinale.
Oltre al romanticismo di aver passato la fine di un secolo e l’inizio di uno nuovo, in mezzo c’è anche un profondo infortunio: è l’8 novembre 1998, il giorno prima del suo compleanno, quando al minuto 92 il ginocchio sinistro fa crack. Rottura al legamento crociato anteriore, 9 mesi di stop e carriera spezzata. Ma lui non ci sta, torna e lo fa con i dubbi di tutti addosso: chissà se sarà mai quello di prima.
La Juve perde lo scudetto del 2001 e sulla panchina torna Marcello Lippi, l’allenatore che lo fece esordire: sul braccio di Alex compare la fascia da capitano e la Juve torna a vincere.
“Un Cavaliere non lascia mai la sua Signora” e non è stato da meno: è sceso in B dopo lo scandalo Calciopoli e l’ha riportata in Serie A segnando 20 gol.
Il rumore degli applausi presi al Bernabeu dopo la doppietta in Champions League il 5 novembre 2008 rimarranno un ricordo indelebile che ha dimostrato la capacità di Del Piero di andare oltre al tempo e oltre agli avversari.
Ma c’è un aspetto inserito per sempre nell’Almanacco del calcio: i suoi gol, e non uno qualsiasi dei suoi 346.
Quello segnato da posizione laterale, tirato nell’angolo alto della porta opposto rispetto a quello in cui ci si trova, accompagnato da una serie di finte per disorientare l’avversario, accentrarsi e calciare.
Diversi calciatori oggi esultano spesso dopo un gol di questo tipo.
Tutti i piccoli tifosi juventini da metà anni 90 hanno sognato di segnare un “gol alla Del Piero”, ma solo uno nato nell’inverno del 1974 a Conegliano lo ha fatto con cosi tanta classe, magia, continuità e decisività, ed è quello che gli ha dato il nome: c’è riuscito solo Alessandro Del Piero, un calciatore eterno"

Testo e parole di Pietro Galimberti
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