IN RIPRODUZIONE

DA WEBCAM

LOADING

LICENZA SIAE 4918-I-4588 | LICENZA SCF 937/14

© 2008-2018 POLI.RADIO | TUTTI I DIRITTI RISERVATI | Iniziativa realizzata con il contributo del POLITECNICO DI MILANO

Nascondi dock Mostra dock

Very Long Song Artist

Very Long Song Title

Una notte alla Scala di Milano con Riccardo Zanellato
Il primo basso in "Messa per Rossini" si racconta ai microfoni di POLI.RADIO
   19 Nov 2017   |     Redazione   |     Valentina Sarto   |     permalink   |      commenti
Ore 19.00 di mercoledì 15 novembre a Milano: vedo avvicinarsi davanti a me la macchia rossa della metro M1 che mi porterà al Duomo.

Ore 19.14: l’unica cosa che vedo scintillare davanti a me è l’oro di Galleria Vittorio Emanuele II.

Ore 19.32: ora l’unica cosa che vedo davanti a me sono macchie rosse ed oro. Sì, sono all’interno del Teatro alla Scala di Milano, un piccolo sogno personale che si avvera.

Sono le 19.48 e mi informano che a fine spettacolo Riccardo Zanellato ci aspetterà nei camerini.

Dovete sapere, infatti, che ho avuto il grande onore di intervistare Riccardo Zanellato, primo basso durante lo spettacolo "Messa per Rossini", diretto da Riccardo Chailly.

I primi vagiti di Riccardo prendono forma sotto la guida del Maestro Arrigo Pola, lo stesso insegnante di Pavarotti per internderci; è un artista di fama internazionale che gira tutto il mondo per far conoscere la Lirica, collabora frequentemente con il famoso direttore Riccardo Muti, poiché da lui fortemente richiesto ed è uno dei migliori interpreti di Zaccaria in Nabucco.

Riccardo esordisce subito dicendomi che "Questo desiderio, questa sete di conoscenza da parte di un gruppo di giovani studenti è un evento stimolante da parte mia, poiché l’arte della lirica si sta un po’ perdendo ed è veramente un peccato; non è un’arte d’élite, ma è nata come un’arte popolare e dovrebbe essere così".

La prima domanda che mi viene spontanea fare quindi è chiedergli da dove è nata questa passione:"Io ho sempre studiato musica, ero iscritto al conservatorio e quindi per me la musica era la mia vita, ma per quanto riguarda la lirica la odiavo fortemente, non la sopportavo. La natura però mi aveva dato una voce che è quella che state sentendo, solo un po’ meno matura (se non gli credete, ascoltate il podcast che trovate in fondo all’articolo e capirete tutto, ndr) per cui alcuni amici, colleghi e maestri mi incoraggiarono spesso a studiare, ma non riuscivo a farmela piacere. Accadde che durante il servizio militare, l’alternativa sarebbe stata o fare il fuciliere assaltatore o entrare nel coro della Julia, famoso coro degli Alpini.
A qual tempo questo era un organo di rappresentanza per gli alpini, ma anche una scappatoia, un imboscamento diciamo. Qui un Sottotente mi obbligò a preparami un’aria per farla ascoltare ad un suo amico una volta preso il congedo. Mi preparai quest’aria di Mozart e mentre la studiavo mi si è aperta una porta che non conoscevo, un mondo incredibile e sentivo che mi veniva tutto così naturale, così “semplice” e stimolante, sembrava una cosa MIA, e così è nato l’amore".

Mi informa poi che a seguito di questo avvicinamento tardivo non ha tutto questo grande retaggio che hanno i suoi colleghi, che fin da piccoli ascoltano questo tipo di musica; gli faccio notare che il suo punto di forza, però, può essere quello di “svecchiare” e trovare un punto di vista diverso nella interpretazione, lui conferma e aggiunge di poterla avere meno viziata soprattutto.

Nonostante sia un artista che calca i palchi di tutto il mondo, ancora oggi, la tensione che prova prima di salire sul palco per lui è un a cartina tornasole a conferma della sua passione.

Lo spettacolo che sta mettendo in scena ora, “Messa per Rossini” debutta per la prima volta dal 1869 al Teatro alla Scala di Milano; è una composizione patrocinata da Verdi scritta a più mani in onore di Giacchino Rossini.

Dirige Riccardo Chailly con l'Orchestra e il Coro del Teatro alla Scala e i solisti Maria José Siri (soprano), Veronica Simeoni (mezzosoprano), Giorgio Berrugi (tenore), Simone Piazzola (baritono), Riccardo Zanellato (basso), Maestro del coro Bruno Casoni. Verdi stesso scrive il brano conclusivo “Libera Me”: da questo spartito nascerà in seguito il famoso “Requiem” dedicato ad Alessandro Manzoni.

Riccardo per prepararsi a questa sfida così importante ci svela che ha preferito centellinarla un po’ alla volta, studiandola e lasciandola lì a maturare per poi riprenderla. Ci ha messo ben sei mesi, che a noi appaiono tanti, ma lui giustamente puntualizza che per studiarlo ci si mette molto meno, ma per farlo proprio e per riuscire ad “ingolarlo” (come si dice in gergo), non faticando nell’esibizione, ci si impiega molto: "Per noi è proprio una disciplina fisica -aggiunge- infatti scopriamo grazie a lui che i cantanti non usano il microfono quando si esibiscono in Teatro e quindi studiano particolari tecniche per affrontare questa sfida".

Ci racconta anche di questo aneddoto: "Dopo aver saputo di dover eseguire il Requiem di Verdi con il maestro Muti, ancora prima di iniziare a provare mi dice -io ne ho sentiti mille di bassi nel Requiem, e di questi mille ne salvo uno e mezzo-. Dopo questo abbiamo lavorato, lui al piano ed io al canto: è stata un’esperienza straordinaria e da allora ne sto facendo molto spesso".

Sono le 22.20 e mentre stiamo ancora applaudendo lo spettacolo, in platea si vedono già persone che creano la fila per uscire. Questo mi fa ricordare infatti il paragone che Riccardo riporta fra il pubblico italiano e quello straniero: "È vero che molto spesso in Italia ti trovi davanti ad un pubblico che mentre si cala il sipario è già in parcheggio, mentre all’estero c’è una passione più tangibile".

Sono le 22.36, e nel backstage con Riccardo prima di lasciarci, curiosa come di mia natura, gli chiedo quali siano gli incoraggiamenti che si dicono nell’ambiente prima di salire sul palco, “buona fortuna” “in bocca al lupo” (al quale attualmente ancora esiste un dibattito su come rispondere) “in culo alla balena” “toi, toi, toi”, “merda merda merda”.

Ed è così che finiamo a parlare di come sia nato quest’ultimo incoraggiamento: quando si andava a teatro al tempo in cui esistevano le carrozze, i cavalli fuori in strada aspettavano durante tutto lo spettacolo, quindi, più “merda” c’era fuori dal teatro, più spettatori c’erano e quindi maggiore era la riuscita dello spettacolo.

Beh, più fortuna di così!


Intervista a cura di Valentina Sarto
Podcast di Emanuele Intagliata
Foto di Nicole Danelli
lirica, riccardo zanellato, milano, rossini, teatro alla scala