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Carlo: tutto quello che non ti ho detto
Storia del concerto di Carl Brave x Franco 126 vissuto in modo quasi privilegiato
   09 Set 2018   |     Redazione   |     Marta Maria Boffelli   |     permalink   |      commenti
Scrivere un resoconto dettagliato di quello che è stato il live di Carl Brave e Franco 126 al CarroPonte, lo scorso 2 settembre, è una richiesta tanto assurda quanto, per me, impossibile da soddisfare.
Non perché me ne sia dimenticata, o perché non me lo sia goduto. Semplicemente perché non si va a un concerto del genere per stare attenti. Si va a un concerto del genere per cantare a squarciagola, per rivivere il periodo di fangirl che tutti nella vita abbiamo avuto per almeno un gruppo o un artista, per ballare male e, se capita, per fare la fila per il bagno chimico.
Ciò nonostante, ci sono stati dei momenti clou che meritano di essere ricordati.

1. Momento che vorrei definire d’élite, e questo non perché io sia una snob di prim’ordine, ma perché non tutti i presenti al live hanno avuto la possibilità che abbiamo avuto noi di POLI.RADIO, sotto gentile concessione del CarroPonte: incontrare Carl Brave e Franco 126. Scriverlo mi aiuta a ricordare che è effettivamente successo davvero, a esorcizzare la cosa. Ma penso di aver comunque bisogno di tirarmi un pizzicotto per convincermi che Carl Brave ci ha detto “bella pe’ voi regà, nun ve preoccupate, siamo tra intimi”. Carlo, da parte mia, tutto l’intimo che vuoi.

2. Superato lo svenimento iniziale, ci aspetta la parte più difficile della serata: aspettare 3 ore e mezza prima che cominci il concerto. Sembrava impossibile, ma ce l’abbiamo fatta. Dopo esserci ingozzati di cibo e esserci sfidati a partite a carte (e poi dicono che noi giovani non siamo attrezzati!), il tempo è passato velocemente. “Come avete fatto?” vi chiederete voi. Semplice: abbiamo assistito all’apertura dei cancelli. Alle 19, puntuale come una cambiale, la security del CarroPonte sposta le transenne per far entrare i partecipanti. Uno spettacolo di cui la famiglia Orfei si cruccia ancora, e devo dire che li capisco, perché vedersi soffiare così facilmente il primato di “gruppo circense” dai fan di Carl Brave e Franco 126 non dev’essere una gran soddisfazione. La citazione del film “Ho visto cose che voi umani…” probabilmente ancora non descrive a pieno quello a cui abbiamo assistito. Tredicenni che si trasformano in fondiste degne di Londra 2012, centometristi dai risultati senza precedenti e scalatrici di transenne livello E.E. (escursionisti esperti). Mentre assistevamo a questo spettacolo per cui avremmo anche pagato, abbiamo deciso di puntare dei soldi scommettendo su una con una corona di fiori in testa (perchè metti una corona di fiori in testa?) e sulla sua caduta. Non è caduta.

3. L’inizio del live. I nostri accordi con il CarroPonte, che continuano a fare invidia al Pentagono per la loro precisione e organizzazione, prevedevano la nostra presenza nella zona “foto” per la durata di tre brani, senza flash. Che detta così sembra che le canzoni non dovessero avere il flash, e invece no, quelli erano i telefoni. Il duo romano inizia cantando “starnutisco per un’allergia, vino rosso sopra i vestiti che non va più via” (Solo Guai, ndr) e non appena alziamo i telefoni per documentare il tutto, capiamo perché ci vengono concessi solo 3 brani in quella zona. E credo che sia perché o ti becchi tutta la scaletta, o ti becchi la gogna delle centometriste di cui sopra che sono schiacciate in prima fila contro la transenna. Ciò che sento è: “ma cosa ci fanno qui questi?”, “ma chi sono?”, “ma proprio lì devono stare, proprio davanti a me?”, “MA TI LEVI DAL C***OOO?”, ma non necessariamente in quest’ordine. Nonostante tutto, dopo aver tentato di corrompere uno della security per farci restare per qualche brano in più (con notevole insuccesso e tanta amarezza), usciamo dal backstage - o da quel qualcosa che ci assomigliava molto - e intravediamo Calcutta. Ritento un approccio cordiale con un altro della security, dicendogli: “Senti giuro che me ne vado ma mi fai salutare Calcutta?”. Mai nella vita ho pensato di aver sbagliato tutto come in quel momento: un armadio di cinque metri per due (aggravante: nazionalità russa, scarsa padronanza della lingua italiana, un solo scopo, incutere timore e riuscirci parecchio) mi dice: “ESCI”. E chi sono io per rischiare la vita? Usciamo.

4. Ora, solitamente la dicitura ndr sta a indicare “nota della redazione”. In questo caso la redazione - che per questo pezzo degno della rubrica di cucina del Washington Post, sono io - si prende la libertà non concessa di sottolineare un aspetto puramente umano, scientifico, quasi didattico. Durante Chapeau, sale sul palco Frah Quintale a cantare con Carl Brave. Scusate ma quanto è bono Frah Quintale?

5. Dopo lo sbalzo ormonale della sottoscritta, il concerto prosegue normalmente. E per “normale” intendo ovviamente figo da morire. Altri highlights della serata che non posso mettere in altri punti perché devo scrivere un articolo, non un trattato filosofico: sale sul palco Fabri Fibra, sale sul palco Noyz Narcos, qualcuno urla “Ugo Borghetti!!!” e Franco 126 risponde “no regà, Ugo Borghetti no perché sta ‘mbriaco”.

Voto di POLI.RADIO al concerto: 10 con bacio accademico.

Post concerto ovviamente cena al McDonald’s, perché quanto è buono il Mc dopo che hai cantato “HO FATTO UNA BATTUTA E NON FACEVA RIDEREEE” come se avessi i polmoni e l’estensione vocale di Luciano Pavarotti?


Ascolta la nostra intervista a Carl Brave e Franco 126, ti basta premere play!

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