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Facciamo la Revolution?
In mostra alla Fabbrica del Vapore oltre 500 cimeli dei ribelli anni '60
   05 Dic 2017   |     Redazione   |     Alessandra Stefanini   |     permalink   |      commenti
Essere Millenials ha molti vantaggi: i biglietti per i concerti si acquistano online, con gli smartphone possiamo filmare quel pezzo che sappiamo tutto a memoria perché è il nostro preferito, abbiamo la musica in streaming online e Youtube per rivivere le esibizioni delle nostre rockstar più amate.

#Tuttomoltobello direte (per rimanere fedeli al nostro secolo e usare un hashtag) ma fermatevi un attimo a riflettere su un qualcosa di sbalorditivo: noi non siamo stati al Woodstock Festival, ovvero uno degli eventi musicali che Rolling Stone ha inserito fra i 50 Moments That Changed the History of Rock and Roll.

Nessun schermo in 4K potrà mai competere con quel prato, quel palco, quei capelli lunghi e quei fiori sui vestiti di quelli che sarebbero stati i vostri compagni di avventura, mentre Jimi Hendrix suonava l'inno americano con la sua Fender Stratocaster color panna.

Se anche voi avvertite questo senso di rimpianto, non preoccupatevi, alla Fabbrica del Vapore fino al 4 aprile 2018 potrete rivivere tutto quello che sono stati gli ultimi anni Sessanta con la mostra Revolution: Musica e ribelli 1966-70. Dai Beatles a Woodstock, prodotta da AVATAR Gruppo MondoMostre - Skira e con il coloratissimo catagolo edito da Skira.

La mostra arriva dal Victoria and Albert Museum di Londra, che è stata senza dubbio una delle città al centro della Rivoluzione non solo musicale, ma soprattutto culturale di quel periodo: infatti l'Inghilterra non ci ha regalato solo i Beatles, ma anche, per citare un esempio, la stilista Mary Quant e la sua minigonna.

I curatori londinesi, Victoria Broackes e Geoffrey Marsh, hanno collaborato con i curatori italiani Fran Tomasi, Clara Tosi Pamphili e Alberto Tonti per dare vita a un percorso espositivo allestito nelle sale di uno degli spazi più innovativi e aperti alle novità di Milano, capace di catapultarti nelle diverse dimensioni che hanno caratterizzato quegli anni.

Scelta vincente è la partnership con Sennheiser, che ha sincronizzato una playlist ad hoc che possa accompagnare i visitatori nelle varie aree della mostra e farli letteralmente ballare davanti alle vetrine (se ve lo state chiedendo: sì, abbiamo mosso i fianchi a tempo di musica durante tutta la visita, è stato inevitabile).

Ovviamente grande spazio viene dato al sopra menzionato (osannato) Festival di Woodstock, con un gran finale a sorpresa, a cui vi consiglio di partecipare mettendo da parte i cellulari e alzando al massimo il volume delle vostre cuffiette.

Che siate nostalgici della Swinging London, attivisti interessati a capire come sono nate le prime forme di dissenso o appassionati di design e arte, in questa mostra troverete davvero tutto quello che vi servirà per nutrire la vostra fame di vintage.

Se volete prepararvi, scaldate i vostri giradischi e rispolverate la collezione di vinili, oppure ascolate la nostra playlist dedicata su Spotify, in cui potrete godere anche di alcuni dei pezzi che guideranno la vostra visita.

ISTRUZIONI PER L'USO: portatevi i fazzoletti se, come me, programmate di farvi scendere una lacrimuccia sulle note di God Only Knows dei Beach Boys o emozionarvi davanti al testo scritto a mano di Lucy in the Sky with Diamonds.


Alessandra Stefanini
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