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Dancing cheek to cheek
Il Club2Club ci insegna come squadre che vince, se migliorata, possa vincere ancora di più
   06 Nov 2017   |     Redazione   |     Chiara Papèra   |     permalink   |      commenti
Dall'1 al 7 novembre Torino ospita la 17esima edizione del Club2Club, festival di musica Avant-Pop e non solo. Per questa stagione il titolo scelto è stato quello di “cheek to cheek”. Si potrebbe pensare una scelta insolita e magari un po' azzardare quella di affiancare ad uno dei maggiori nomi in Europa per la musica elettronica a quella di un ballo tipicamente legato ad una sfera molto intima e personale come quella dei balli di coppia, ma il festival è riuscito a smontare del tutto questi preconcetti.

Innanzitutto il Club2Club si pone a pieno titolo sotto la categoria di “festival” nel senso più internazionale del termine. Non solo propone una serie di serate dove su più palchi si succedono artisti variegati, ma propone nella parte pomeridiana dell'evento numerosi talk e workshop così da comprendere meglio le intenzioni del Cheek to Cheek, ma anche da stimolare a nuove riflessioni negli spettatori. Diversi i nomi che sono intervenuti ed i temi affrontati: da cosa sai il cheek to cheek con Arca e Kamasi Washington, alla New Wave italiana con Ninos du Brasil, Not Waving, Still e Mana, ai workshop di Internazionale su come si scriva una recensione musicale a Max Dax che dialogando con Carlo Pastore racconta cosa siano i Kraftwerk.

In secondo luogo le locastion scelte sono state varie. Mentre le conferenze si svolgevano in occasione dell'Absolute Symposium all'AC Hotel, la giornata inaugurale è stata ospitata dalla meravigliosa Reggia di Venaria, (una venue più intima rispetto a quelle che sarebbero state le giornate successive) dove si sono esibiti Visible Cloaks e Bill Kouligas.
La seconda giornata si è svolta alle Officine Grandi Riparazioni, dove hanno suonato Kamasi Washington, Artetetra e Wolfgang Tillmans. Il sassofonista ne ha fatto da padrone creando un'atmosfera davvero emozionale, dialogando spesso con il pubblico e chiamando il padre a suonare con lui. Si riusciva già ad intuire come non fosse utopico aspirare ad un festival di musica elettronica che riuscisse ad unire alla musica un clima intimo e di emozione condivisa come si e era proposto il Cheek to Cheek.

I concerti di venerdì e sabato si sono svolti al Lingotto. Nella terza giornata Arca è colui che è riuscito a distinguersi nettamente eseguendo una performance del tutto teatrale, con tre cambi d'abito (ha pure indossato i trampoli protesi diel video di Reverie) e uscendo a giustificare il suo ritardo, spiegando come a trattenerlo fossero dei problemi tecnici e non uno spirito da diva come il pubblico iniziava a sospettare. Sapendo quelle che sono state le sue scorse esibizioni live (spesso si esibisce completante nudo) sappiamo che per questo sua prima performance italiana ha frenato la sua indole creativa, avendo solo un exploit in cui ha proiettato fotogrammi porno sul grande schermo urlando “come on people it's just bodies!” in pieno spirito cheek to cheek.
Le parole di Arca sono state usate anche per presentare l'intero festival sui volantini promozionali: alla conferenza inaugurale aveva infatti detto “face each other, kiss each other, hold each other, love each otehr, fuck each other” frase che è stata utilizzata come promo dell'evento.

Dopo una performance decisamente più tranquilla e consueta per Bonobo, siamo giunti a quella che probabilmente è stata l'esibizione che ha fatto avere il soldout per la giornata di venerdì: Nicolas Jaar.

Hanno chiuso la giornata i maestri della new wave italiana: Ninos du Brasil e Not Waving che all'Absolute Symposium hanno parlato di come l'unica cosa che ha la oro musica di italiano è la cittadinanza dei loro artefici dato che le sonorità sono prese dall'estero c(he esso sia il Sud America o Nord Europa).

La giornata del sabato è stata aperta dai Jungle che hanno dato vita ad un'atmosfera davvero intima dove dall'ultima fila fino alle transenne tutti stavano ballando. Parlando con degli habituè del festival è risultato come per ogni edizione ci sia un nome che sembra stonare con il resto: non tanto a livello musicale e di genere in quanto dall'elettrojazz siamo passati agilmente all'ambient, ma a livello di pubblico spettatore che esso potrebbe richiamare a sé.

È bastato aspettare che Liberato (o chi per lui) salisse sul palco per confermare questa teoria. Molta gente era infatti venuta unicamente per togliersi la curiosità di chi fosse. L'esibizione pur non avendo sciolto i dubbi (sul palco erano in tre ed il sospetto che ci fosse qualcun altro dietro le quinte a cantarare persiste) l'esibizone è stata davvero coinvolgente con molti giochi di luce e la presentazione di un singolo nuovo.

Nicolas Jaar raddoppiato le sue esibizioni aggiungendo al dj set del venerdì un live set il sabato. Prima di lui Mura Masa ha fatto un live spettacolare con un connubio audio-visivo davvero sensazionale. Grande rivelazione della serata Jlin dj americana che si esibita sul secondo palco.

Le ultime giornate sono totalmente dedicate ai Kraftwerk che con il loro Catalogue 12345678 hanno raccolto i loro 8 album principali e ripresentati in chiave 3D con una esperienza acustico-visiva davvero imperdibile. Max Dax ha spiegato come nonostante la pulizia estrema dell'esecuzione il live sia totalmente diverso dalla registrazione e siete in tempo fino a stasera per poterlo provare con i vostri occhi.

Il C2C è un festival che si e decisamente evoluto dalle sue prime edizioni ma non ha perso di vista quelli che sono i suoi propositi e le sue intenzioni ed è riuscito a rimanere fedele al tema scelto per questa sua diciassettesima edizione. Consiglio a tutti di fare un giro sul sito per poter capire meglio di cosa stia parlando e, per chi se lo fosse perso quest'anno, non mi resta che augurargli che si ricreda in tempo per la prossima edizione.
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