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Quando la musica è teatro, cinema, arte: i GOMMA
Intervista fra flussi di coscienza, parole russe e Godard
   21 Giu 2017   |     Redazione   |     Alessandra Stefanini   |     permalink   |      commenti
Alberto Farassino, nella sua monografia dedicata a Jean-Luc Godard, cita il maestro della cinematografia francese (e non solo) nel momento in cui spiega cos’è per lui un piano sequenza: “Estraendo le inquadrature in questo modo si fa a meno del montaggio. Basta metterle una dopo l'altra. […] Il film è una serie di blocchi. Basta prendere le pietre e metterle una accanto all'altra […]

Ora ci dobbiamo chiedere: è così anche nella musica? È così che nascono album che fanno la storia, sapendo prendere ogni singola inquadratura (o brano per uscire dalla metafora) per metterla in una sequenza fluida, capace di raccontare?

I GOMMA sembrano essere stati proprio in grado di farlo nel loro album d’esordio, Тоска, uscito a gennaio scorso e anticipato da un singolo, Elefanti, che fa diretto riferimento al sopracitato Godard e al suo Fino all'ultimo respiro del 1960.

Un album diviso in tre atti, con prologo ed epilogo, come si conviene alla tradizione teatrale, narrativa; attenzione però, dietro ai loro brani e alle loro suggestioni intellettuali non c’è alcun intento di socializzare culturalmente il pubblico ma, come ci spiega Ilaria, cantante e autrice di numerosi testi del gruppo: “Noi non la utilizziamo (la cinematografia) come messaggio da dare gli altri, è semplicemente un mezzo attraverso il quale riusciamo a esprimere un accadimento che ci è capitato e lo facciamo attraverso altre fonti, letterarie, cinematografiche, visive”, mentre Giovanni, il chitarrista, aggiunge scherzoso: “Non ci andava di cominciare a scrivere partendo da un gruppo o da qualcosa che musicalmente ci piacesse; abbiamo trovato la fonte di ispirazione maggiore da altre cose: cinema, libri, la letteratura in generale, anche per il semplice fatto che tutti quanti ascoltiamo cose diverse. Lo diciamo spesso, forse gli unici sono i Verdena, ma visto che essere i Verdena non si può, ci accontentiamo di essere i GOMMA”.

Ed è un bell’accontentarsi, il loro tour estivo sta toccando i principali festival italiani, tra cui anche il MI AMI a Milano, dove li abbiamo incontrati appena dopo la performance e dove li abbiamo visti mandare il pubblico in visibilio e far davvero carburare la serata.

Se la musica è un’arte al pari di una pièce teatrale, di una buona pellicola o di un bel libro, allora lo è anche allo stesso modo di un dipinto: “Molto spesso nelle vostre canzoni suggerite delle immagini molto particolari, come in Alessandro, dove -i capelli sbattono in faccia come aerei di carta-. Sono immagini le vostre canzoni, sono storie che si possono vedere. I testi nascono anche con questo obiettivo?” chiedo loro.
Ilaria mi spiega che: “Non è tanto un obiettivo, ma forse più un cercare di renderli spontanei. Per spontanei io intendo un flusso di coscienza e sappiamo tutti benissimo che quando ci mettiamo a pensare in quel modo non ci vengono in mente cose particolarmente concrete. Deriva tutto da questa mia tendenza a cercare di scrivere quello che penso e se in quel momento penso a quella determinata cosa assurda, la scrivo”.

Insomma, è un po’ come quando si attraversa lo specchio del Dottor Parnassus, nel celebre film di Terry Gilliam, e la nostra immaginazione può liberarsi ed esprimere ciò che altrimenti a parole non sapremmo definire; perché si sa: ci sono alcune emozioni che non sappiamo come incastrare nelle lettere del nostro alfabeto…un esempio? Il titolo dell’album!

Тоска, infatti, ci spiega Giovanni ha un significato particolare: “Quando abbiamo finito di scrivere le canzoni del disco, volevamo capire che cosa le accumunasse, a che cosa potevamo riferire il nostro modo di suonare. Abbiamo notato che negli ultimi anni il sentimento maggiore fra le persone, almeno della nostra età o giù di lì, è l’ansia e quindi l’abbiamo ricollegata a qualcosa che ci fa stare male e non riusciamo a capire che cos’è e c’è una parola russa che lo esprime, tоска”.

Se, dunque, tornando alla citazione iniziale di Godard la completassimo con le sue stesse parole: “Tutto sta nel prendere al primo colpo la pietra giusta”, una cosa ci sarebbe chiara: Ilaria, Giovanni, Matteo e Paolo ci sono decisamente riusciti!


Alessandra Stefanini
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