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Dalla Silicon Valley a POLI.RADIO
Simone e Francesco di Ulixe Group hanno raccontato la loro esperienza ai nostri microfoni
   08 Mar 2017   |     Silicon   |     Michela Turri   |     permalink   |      commenti
C'è un luogo in California, non lontano da San Francisco, che è diventato il simbolo di un nuovo modo di fare azienda, rappresentando una generazione di imprenditori che hanno saputo comprendere le potenzialità della rivoluzione digitale. Sto parlando della Silicon Valley, una valle chiamata così per via della grande concentrazione di produttori di microchip e semiconduttori, entrambi basati sul silicio, e che a sua volta ha dato il nome a Silicon, nuovo programma di Poli.Radio, in onda ogni lunedì alle 20.
Silicon è un programma che parla di StartUp, e lo fa raccontando le storie di chi ha saputo mettersi in gioco per realizzare qualcosa, ospitandoli negli studi della web radio degli studenti del Politecnico. Ognuno ha la sua Silicon Valley, in un certo senso: per me è Poli.Radio, luogo che unisce da 10 anni ragazzi con la passione per la radio, in un simpatico palazzo nascosto nell'ateneo di Piazza Leonardo.
Per Francesco Scrufari e Simone Offredo, i primi ospiti di Silicon, è stato un piccolo ex magazzino di Torino: “è stato” nel 2001, ora al massimo ci passano davanti per andare in quello che è diventato l'head quarter di una compagnia internazionale, Ulixe Group, con altre sedi a Milano, Londra e Los Angeles.
Ma torniamo nel 2001: entrambi avevano 24 anni, due ex compagni di classe che si ritrovano e tra una birra e l'altra arrivano alla stessa conclusione a cui tutti noi prima o poi arriviamo e con cui facciamo i conti "o proviamo a creare qualcosa ora o non lo facciamo più". E loro ci provano e si danno da fare, in un periodo in cui essere giovani e imprenditori non significava essere ammirati ma essere guardati con diffidenza: solo 10 anni fa, ma le startup ancora non si erano affermate.
Nonostante gli inconvenienti dovuti all'età, crescono ogni anno di più (non solo anagraficamente), finché nel 2012 la decisione di espandersi all'estero, sperimentando nuove idee: mi riferisco a Visionbooks e Lumyer, app che permettono la creazione di animazioni digitali, rispettivamente per contenuti editoriali la prima e per foto la seconda. Riescono a farsi notare in Silicon Valley, luogo in cui gli italiani vengono visti al massimo come cuochi o stilisti, non come informatici, e ci riescono a tal punto da avere tra gli investitori Plug&Play, accelerator da cui sono nate società del calibro di Google, PayPal e Dropbox.
Nell'intervista di lunedì scorso, riportata al termine dell'articolo, Simone e Francesco ci hanno raccontato così non solo la loro esperienza, che ad oggi li porta ad avere 5 sedi, con 260 dipendenti in Italia, ma ci hanno dato tanti consigli per chi oggi ha un'idea e vorrebbe provare a svilupparla.

Michela Turri
lumyer, startup, ulixegroup, visionborne