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Raige - Un ingegnere del Rap a POLI.RADIO
POLI.RADIO ha incontrato Raige e abbiamo parlato di Rap, Pop, fisica, formule perfette e Sanremo
   27 Feb 2017   |     Redazione   |     Eleonora Ferritto   |     permalink   |      commenti
Reduce da un Sanremo molto movimentato che lo ha visto spopolare in radio, Raige vuole farsi conoscere meglio ai nostri microfoni.

Noi un po’ più appassionati di rap e di hip hop italiano ti conosciamo molto bene per il tuo esordio con gli One Mic, con tuo fratello Ensi e con Rayden. Ho indovinato?


Sì, assolutamente. Il mio esordio è avvenuto con gli One Mic, che era il mio gruppo, poi ognuno di noi ha preso strade soliste e col tempo credo che anche chi si era affezionato ha imparato ad amare le varie sfaccettature di ognuno di noi. Poi c’è stata una reunion nel 2011 con un album, tra l’altro eravamo stati qui davanti al Politecnico a fare un black… Un block party, non un blackblock… Nei limiti della legge c’è il block party… E poi di nuovo le carriere soliste.

Nel 2006 debutti veramente come solista con Tora-Ki.


In realtà nel 2006 viene pubblicato un album in cui, però, scrivevo. È un po’ la mia spada di Damocle perché è considerato uno dei dieci album più importanti del rap italiano.

I nomi sono grandissimi: insieme a Zonta, il produttore principale, abbiamo DJ Shocca.

Anche Shock era presente nell’album, aveva fatto due interludi, degli stacchetti musicali, mentre con Zonta ho diviso il progetto e l’abbiamo vissuto insieme, il disco infatti è di entrambi, ci tengo a dirlo.

Arriviamo poi nel 2016 con Alex[/i], l’ultimo album uscito prima di Sanremo e [i]dopo Sanremo c'è una riedizione, un Alex "Sanremo edition".

...È di una banalità incredibile questo titolo...

Questo album contiene appunto 5 nuovi inediti. Questi inediti sentono un po' di Sanremo o sono pezzi che già avevi nel cassetto e che hai voluto inserire dopo?

Alex è stato il mio secondo album in major ed è stato un album importante. Nel 2016 ci ha permesso di fare classifica, un tour tutto esaurito e, per l’occasione di Sanremo, essendo per me così importante, gli ho dato come titolo il mio nome di battesimo. Abbiamo deciso di inserire degli inediti che ovviamente erano stati concepiti prima dell’ipotesi Sanremo, quindi non hanno in qualche modo influito i fiori: abbiamo inserito due inediti, il brano in gara al Festival, la cover di Sanremo e il mio singolo Dimenticare mai, con Annalisa, che è a un passo dal disco d’oro, ma non avevamo mai messo in nessun supporto fisico.

Dopo questo album è rimasta la voglia di lavorare in gruppo? Inoltre, l'album presenta molti featuring con esponenti della musica pop italiana: come sono nate queste collaborazioni?

Per quanto riguarda il lavorare in gruppo, quando scrivo le mie canzoni mi immagino sempre qualcuno a cantare
insieme a me, allora provo a capire se c’è la possibilità reale di farlo. Per me c’è un fattore imprescindibile nella musica, il fattore umano. Quindi, in realtà, collaboro solo con chi ha qualcosa a che fare con me a livello emotivo, altrimenti ci sarebbe un rapporto freddo e inutile, che si potrebbe avere fra due colleghi di lavoro che non hanno nulla da spartirsi, se non il cercare di scambiarsi dei fan e quindi accrescere la propria notorietà. Per questo stesso motivo ho evitato anche featuring più importanti: nella fattispecie Marco Masini per me era un mito, mio padre da piccolo mi faceva ascoltare le sue canzoni. Fra tutti i cantanti pop che hanno avuto tanto tanto successo (si parla di milioni di dischi venduti), lui è il più rap di tutti. Quello che scriveva e cantava erano degli inni generazionali; credo che sia addirittura stato il primo nel pop italiano a mettere una parolaccia nel titolo di una canzone. Annalisa, ivece, è come se fosse una sorella perché c’è un’amicizia importante. Infine quest’anno e l'anno scorso mi è capitato di lavorare come autore per Tiziano Ferro. Quello è stato un caso fortuito e soprattutto una grande palestra: è come se giochi a pallone e pensi di essere bravo; poi ti trovi davanti Totti e ti dice che sei bravo, insomma, è una cosa importante! Solitamente Tiziano Ferro scrive per gli altri, il fatto di aver preso un mio brano che poi ha anche dato il titolo al suo ultimo album... Direi che è una cosa importante.

È un pò come buttare benzina sul fuoco con cui si va avanti a costruire canzoni e arte in generale.

Negli ultimi anni, soprattutto con questa esplosione dei Social Network e Youtube, puoi misurare la temperatura generale. Allora mi rendo conto che qualcosa si muove, perché hai decine di migliaia di followers, a volte anche centinaia di migliaia, fai venti milioni di visualizzazioni e allora capisci che c’è qualcosa che funziona. Tiziano Ferro diventa sicuramente benzina per il tuo lavoro futuro, almeno così è stato per me.

Abbiamo parlato di sinergia che si è creata con Tiziano Ferro, abbiamo collegato Masini con il mondo del rap per somiglianza di contenuti e di linguaggio. Ma noi siamo al Politecnico, a POLI.RADIO per lo più ci sono ingegneri, per noi una cosa che funziona deve avere una formula che permette di farla funzionare. Esiste la formula perfetta per mischiare il rap con la musica pop italiana, come è avvenuto nel tuo caso, rimanendo comunque in una realtà rap?

Guarda, secondo me io sono stato il meno rap di tutti sin dall’inizio, ho sempre utilizzato tanta melodia nella costruzione delle mie canzoni, sono sempre stato una mosca bianca perché lasciavo tanto spazio al cantato. Nell’ultimo album, di conseguenza, Alex "Sanremo edition" ho spinto l’acceleratore su questo aspetto. Se prima la proporzione era 30% cantato e 70% rap, l’ho invertita. Questo perché, secondo me, la capacità di comunicazione del rap serviva solo in alcune parti rispetto ad altre. Quindi una formula perfetta secondo me non c’è. Nell'ultimo album ho realizzato un brano che si intitola La formula perfetta in cui in sostanza applico le grandi leggi della fisica piuttosto che della matematica all’amore. Allora, citando, potrei dirti che ci vuole una costante gravitazionale per attrarti qui al mio fianco. Funziona in questo modo, io ho trovato in quel senso la formula perfetta, per il resto aspetto qualcuno con la sfera di cristallo, magari l’avete qui al Poli.

Quindi, come succede tra i pianeti, esiste un’attrazione reciproca tra il rap e il pop, sono in sinergia.

Assolutamente sì, in questo momento in Italia non c’è genere più pop del rap e sto parlando in termini di numeri di vendite. Io vedo e credo che lo possa capire chiunque, anche chi non è dentro il mondo della musica. Si vede che anche il linguaggio delle canzoni del pop è cambiato ed è molto rap in questo momento, perché si sono accorti che il rap si è diffuso tantissimo negli ultimi anni, ha preso il posto dei cantautoriato italiano. Che nessuno me ne voglia... Ha preso il suo posto perché la musica ultimamente, in Italia, è solo “made in talent” e i cantanti che escono dai talent (che io non vedo come il male della musica, sia chiaro), solitamente non sono autori, sono interpreti. Quello che cantano però non arriva con la stessa forza di quello che canta un cantautore, semplicemente perché un cantautore crede davvero in quello che canta e secondo me, me inteso come cantautore, questa cosa arriva. C’è una componente di umanità che attraversa lo schermo del computer, o Spotify, o le cuffie. Altrimenti non si spiegherebbe il successo del rap di Calcutta o dei Cani: questo linguaggio arriva in maniera forte e chiara, specialmente ai più giovani, perchè utilizza una semplicità di linguaggio che ha grande forza di impatto.

Un’energia prodotta da una persona che canta è, come hai detto, molto più forte di un’energia che viene associata a un esecutore.

Ecco, per trovare un paragone un po’ più romantico, potrebbero essere due forze, no? L’intensità di queste forze è proporzionale all’impeto che poi ci mette un’artista. Di conseguenza se tu canti la tua vita sarà sempre più forte il tuo impatto emotivo rispetto a quello di un cantante che sta cantando un brano che magari gli è stato scritto, magari anche da un bravo autore, magari la può cantare anche bene, però… Insomma, c’è un abisso, secondo me. Ma questo è già avvenuto anche in passato, è sempre avvenuto. Un esempio: Samuele Bersani non è il cantante migliore del mondo, però ha scritto dei brani meravigliosi, tra cui un brano che secondo me dovrebbe essere patrimonio dell’Unesco, Giudizi universali. Nel momento in cui lui canta Giudizi universali si passa sopra ad ogni suo difetto, alla sua cadenza bolognese, al fatto che non abbia una grande estensione, perché quello che sta cantando è talmente forte che ti arriva.

Un giochino per concludere questa intervista. Se dovessi definire Alex, il tuo nuovo album, con una parola, quale sceglieresti?

Alex, altrimenti non l’avrei chiamato così. C’è dentro tutto quello che ho vissuto negli ultimi due anni, quindi è mio al 100%. Allora ci vediamo al Poli, che sono fuori corso...

Secondo voi Raige ha superato l'esame di POLI RADIO?
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