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Punk in a foreign place
Direttamente dagli States, il Punk raccontato da chi lo vive: DowntownBoys
   22 Giu 2016   |     Something   |     Davide Quercia   |     permalink   |      commenti
“Bi bilingual political dance sax punk party from Providence”. Questa è la descrizione, concisa ed esaustiva, che si trova sul profilo bandcamp dei Downtown Boys. Suona come una lista di ingredienti e un po’ lo è, ma come spesso accade non sono tanto gli ingredienti a contare, quanto come vengono mescolati insieme. E a giudicare dalla loro musica, a dispetto della loro eterogeneità gli elementi di questa giovane band statunitense si sono amalgamati nel migliore dei modi.

Quello dei Downtown Boys è stato un successo generato dal basso, dalla spinta e dall’entusiasmo dei fan di fronte all’indole sovversiva e danzereccia dei suoi membri. Partendo dal video, diventato virale oltreoceano, delle dimissioni del chitarrista Joey dall’albergo in cui lavorava, passando per gli innumerevoli concerti, tour e festival a cui la band ha partecipato, nel 2015 è finalmente arrivato il debutto discografico con Full Communism e con esso il riconoscimento di testate importanti nel settore come Rolling Stone e Pitchfork.

Il tour di promozione dell’album ha toccato anche l’Italia in una delle ultime date dell’interessante stagione del Sotto la Sacrestia a Milano e non potevamo certo lasciarceli scappare. Siamo andati quindi ad intervistarli e ci hanno parlato della loro recentissima prima esperienza al Primavera Sound Festival, delle sensazioni e dei timori che si provano trovandosi di fronte ad un pubblico del genere, ma anche del loro amore per Bruce Springsteen, della genesi delle loro canzoni e ovviamente della loro idea di essere punk al giorno d'oggi. Gli abbiamo anche chiesto di parlarci dei loro dischi preferiti e le risposte sono state molto interessanti. Per scoprirle non perdete il podcast dell'intervista!

SOMETHING: Prima volta in Italia?

Joey: Sì, è la prima volta in Italia per i Downtown Boys come band, alcuni di noi ci sono stati prima per conto proprio.

SOMETHING: Come vi sentite?

Mary: È fantastico

Victoria: Benissimo, adoro Milano

Joey: Sì non è male

SOMETHING: Lo show di stasera è parte del vostro tour europeo, prima dell’Italia siete stati al Primavera Sound Festival, come è stato?

Joey: È stato di sicuro qualcosa di nuovo per noi, abbiamo suonato in qualche festival più piccoli negli U.S.A. prima, ma suonare in un evento con un nome così importante e di fronte a così tante persone è certamente qualcosa di speciale. Partecipare ad un festival del genere – in particolare questo festival – è stato un sogno per molto tempo, quindi sei solo contento di essere lì e suonare. È strano suonare a questi festival ma è sicuramente diverso essere su quel palco all’aperto con tutte quelle persone nel pubblico.

SOMETHING: È stato difficile avere a che fare con un palco ed un pubblico così diverso da quello a cui siete abituati?

Victoria: Sì, è sicuramente un pubblico differente ed è difficile cercare di capire cosa dire e cosa non dire perché può essere frainteso e credo che devi cercare di comunicare qualcosa di onesto ed voluto. Quando suoniamo in Messico è sempre molto stressante per me che sono di origini messicane ma non sono messicana e quindi non voglio dire qualcosa che faccia trasparire troppo le mie origini. Quindi venendo qui ho fatto tesoro di queste esperienze, che sono esperienze universali. Mi riferisco al potere, al cambiamento, al passato e al futuro. Dopo due settimane di tour ti rendi conto che ci sono molte idee universali quando pensi al passato, al futuro e al presente e questa è stata un insegnamento importante per me.

SOMETHING: Possiamo dire che la vostra musica è politica, a partire dal titolo del vostro album di debutto, Full Communism. È un titolo provocatorio, un obiettivo oppure un augurio?

Joey: Credo sia un po’ di tutte queste cose. Non penso che il suo intento sia tanto scioccare quanto conservare il suo significato. Credo che negli U.S.A. e dappertutto in realtà, il capitalismo tenti di appropriarsi di tutto ciò che è nuov ed entusiasmante ma ha ancora difficoltà ad appropriarsi di alcune idee estrapolandone il significato, quindi quando abbiamo un’idea per un miglior futuro, una sorta di utopia, vogliamo esprimerla in un modo che possa conservarne al meglio il significato ed è forse per questo che abbiamo scelto questo titolo.

SOMETHING: Quando scrivete le vostre canzoni avete un obiettivo o nascono da un’idea?

Victoria: Entrambe. Ad esempio quando a Joey è venuta questa idea di 100% Inheritance Tax [terza traccia dell’album, letteralmente imposta di successione al 100%; n.d.t.], questo era l’obiettivo. Poi ho scritto dei versi in spagnolo, quindi ho pensato: “Ok, che cosa significa, come la intendo io? Ma tutto nasce anche dall’esperienza quindi anche quando scriviamo con un’idea o con un obiettivo tutto parte dalla nostra esperienza con il mondo reale e con ciò con cui abbiamo a che fare. Poi ci sono canzoni come Monstro; il testo era una specia di poesia su un certo modo di trattarmi da parte di una persona su un aereo e per questo ho scritto dei versi, senza pensare: “Ok, scriviamo una canzone che parli di..”. Quindi ci sono molti modi diversi. Future Police ad esempio è nata da - non ricordo - un libro che hai letto, Joey?

Joey: Il titolo era all’interno di un libro in una biblioteca - dovrei tornare a leggerlo seriamente [risate] - ma credo che siano quelle parole che hanno un significato più profondo, che c’è sempre.

SOMETHING: Le vostre canzoni e in generale la vostra musica viene definita punk. Cos’è secondo voi che rende la vostra musica “punk”? E cos’è il punk oggi, è uguale e 40 anni fa, è cambiato o entrambe le cose?

Norlan: Sì credo che il nostro sia un gruppo punk, penso che quello che le persone considerano punk oggi sia è una sorta di sinonimo,va di pari passo con una certa estetica, la cultura DIY [Do it Yourself; n.d.t.] e alcuni luoghi. Credo che il nostro sia considerato un gruppo punk perché siamo in linea con questa tradizione della musica punk. La nostra musica è costruita su un ritmo di batteria e cose del genere ma credo che noi stiamo cercando di portare oltre il discorso e fare qualcosa di diverso da quello che ci si aspetta che il punk sia.

SOMETHING: Ok, quindi l’idea del punk è di fare qualcosa di diverso da prima?

Norlan: Sì, credo che possa esserlo. Non so se ognuno di noi considera se stesso “punk”, non credo di essere necessariamente un “punk”. Per alcune persone “punk” vuol dire creare qualcosa di nuovo, per altre significa qualcosa di totalmente diverso. Non credo sia una parola che ha un solo significato, credo sia una parola usata per descrivere molte cose diverse..

Victoria: E sentimenti.

Norlan: Sì, può essere un sentimento, può essere musica, può essere molte cose.

Joey: Stavo giusto parlando con gli organizzatori del concerto a proposito di alcune bande qui a Milano e mi dicevano che ci sono alcuni “punk” di sinistra ma ci sono anche fascisti e “punk” di destra, quindi un’estetica, un’idea può muoversi in molte direzioni. Tu non vorresti chiamarli punk ma loro probabilmente lo fanno.

SOMETHING: Avete detto altre volte che Bruce Sprigsteen, che ha una grande influenza sulla vostra musica, è in qualche modo “punk”. In che senso?

Victoria: Ho sempre pensato che fosse punk in molti modi. Penso ci sia questa bella idea nel punk di azione e di partecipazione, questa idea di poter utilizzare la cultura e qualsiasi cosa tu faccia per partecipare ad un contesto più ampio, alla società e lui parla di argomenti come la classe operaia, il lavoro, la disperazione e i desideri e credo trovare un modo per rendere i sentimenti e le emozioni tangibili nella musica sia molto legato all’idea di “punk” secondo me. Poi ci sono altri motivi, ad esempio – non so se acora adesso – ma per un periodo ogni membro della E-street Band, compreso Springsteen riceveva lo stesso compenso, inoltre credo che avere musicisti neri e un sax in una band che suona musica molto simile al rock and roll/punk in New Jersey sia incredibile. È pazzesco i membri di un gruppo come la E-street Band si siano trovati. Non ci sono due persone uguali nella band! Non c’è omogeneità e credo che sia davvero fantastico.

[continua nel podcast]
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